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Caro Sindaco, caro Assessore Brianti, la vera ferita di Parma non è lo Scalo Merci sporco….

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta dell’ex-consigliere comunale Marco Maria Freddi al Sindaco e agli assessori.

Sento l’esigenza di una riflessione che nasce dalla cronaca di questi giorni, locale, a Parma, ma che ha un valore nazionale e di capacità di interpretare risposte che siano coerenti con i valori progressisti. Penso allo “sgombero” dell’Ex Scalo Merci a Parma e vedo un paradosso sottile che attraversa il racconto di questa operazione: da una parte, il tono trionfalistico di chi celebra una “ferita sanata” con un investimento di 5,5 milioni di euro e un dispiegamento di forze dell’ordine “da grandi occasioni” e, dall’altra, l’interrogativo che lacera il velo della propaganda e chiede: che fine fa la carne viva rimossa da quelle macerie?

Il Sindaco Michele Guerra, nel suo recente intervento via social, ha rivendicato con orgoglio un “metodo” basato sulla presa in carico individuale, dichiarando che le nove persone trovate nell’area sono state sistemate in strutture comunali dignitose. Ma le soluzioni provvisorie dell’amministrazione, fatte di dormitori a tempo, biscotti per diabetici, due lavatrici e due ore alla settimana negli orti sociali, hanno davvero una prospettiva?

Sono capaci di offrire un futuro non solo ai 9 dello scalo, ma alle 241 persone che vivono per strada nella nostra città, censite dalle unità di strada del settore sociale e sanitario, o sono solo un modo per rendere l’indigenza meno visibile?

In un momento storico in cui l’Internazionale fascista si fa strada in Italia e in Europa, chi si definisce progressista ha il dovere di marcare una differenza netta. Non si può parlare o agire esattamente come farebbero gli esponenti delle destre in funzione elettorale. Stiamo parlando di persone, non di spazzatura urbana da differenziare o rimuovere per dare un’idea di ordine. Quando leggo di “controllo sociale” e “sicurezza” come premesse alla rigenerazione, avvertiamo uno scollamento profondo da qualsiasi cultura socialista e inclusiva.

La realtà dei “nove dello scalo”, che segue i precedenti sgomberi di Ponte Nord, Viale Piacenza, via Salamini e tutti gli interventi nelle “Zone Rosse”, è emblematica. Quattro sono ragazzi di colore che lavorano regolarmente, producono valore, ma ai quali Parma chiude le porte perché nessuno affitta a chi ha la pelle “sbagliata”. Gli altri cinque sono persone con gravi fragilità mentali o dipendenze. Possiamo davvero definire “adeguato” il loro parcheggio temporaneo in strutture d’emergenza, utile solo a liberare il campo alle telecamere?

Il dato politico più pesante, cinico e opportunistico, sollevato dal consigliere Pietro Vignali, ci ricorda che Parma è la “maglia nera” della regione per povertà estrema, con 444 persone senza una dimora stabile. Ma il corto circuito non si ferma solo a Forza Italia quando persino la parlamentare della Lega, Laura Cavandoli, pone la domanda fatale sul destino umano di queste persone, significa che l’amministrazione progressista ha smarrito la sua bussola dei valori. Poco importa se a certi settori della destra, neo aderenti al club del Board of Peace, interessi solo che i poveri scompaiano dalla vista delle “persone perbene”, ciò che è incomprensibile è il fatto che la sinistra non sappia offrire una risposta diversa dalla rimozione, e questo è il segno di una sconfitta culturale.

La rigenerazione urbana è un bene, ma per chi ha una visione socialista e solidale, la “bonifica” non può coincidere con la “rimozione” degli ultimi. Spostare il bivacco di qualche chilometro non risolve il problema, alimenta solo quel ciclo di disperazione che per chi sta in strada significa l’ennesima notte al freddo. Una città che spende milioni per rifunzionalizzare il cemento, ma non trova il coraggio di investire in progetti davvero innovativi di supporto a chi ha perso tutto o non è accolto da nessuno, in percorsi amministrativi-sociali e sanitari, sta solo truccando il proprio volto allo specchio, mangiando i biscotti per diabetici per senza tetto con problemi mentali, dipendenze da sostanze o impossibilitati a trovare una casa in affitto.

Mi piacerebbe finalmente sentire qualcosa a sinistra, un sussulto che rimetta l’umanità al centro dell’agenda politica. E se questa amministrazione non ha la forza di una “Palombella Rossa”, che abbia almeno il coraggio di concedere la scuola di Gaione a chi, nella sua mission, accoglie “chiunque” anche se non “autodeterminato”, in un progetto di accoglienza che offra una speranza a chi è stato sgomberato anche dalla propria dignità.

Caro Sindaco, caro Assessore Brianti, la vera ferita di Parma non è lo Scalo Merci sporco. La vera ferita è una città dove chi lavora non trova casa e chi è malato trova solo la Polizia Locale all’alba. Sanare questa ferita richiede più coraggio politico e molto meno tempo dedicato ai “reel” sui social.

 

 

 

(21 febbraio 2026)

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