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Donald Trump lo chiama Board of Peace, ma questo organismo non ha nulla a che vedere con la pace

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di Marco Maria Freddi
È la pace nel mondo dell’inferno. Donald Trump, con un egocentrismo che ha raggiunto livelli patologici, sfociando in un manifesto disturbo di personalità, presiederà il Board of Peace a vita, anche quando non sarà più Presidente degli Stati Uniti. Ha imposto una regola fondamentale: nessuna risoluzione avrà valore senza il suo consenso preventivo. Chiunque desideri una voce permanente nel consiglio dovrà pagare un miliardo di dollari per un seggio fisso. In questo modo Trump demolisce il diritto internazionale e lancia una sfida aperta e brutale alle Nazioni Unite.
A Davos è stato svelato ciò che sta realmente a cuore a questo progetto, la Nuova Gaza. Non una rinascita democratica, sociale e industriale, non lo sviluppo di un popolo, ma un progetto immobiliare presentato davanti a élite, investitori e stampa, progettato naturalmente senza i palestinesi. Il loro paese ridotto a merce, il loro futuro affidato a chi negozia la loro esistenza. Questo non è pace, è colonialismo e paesaggistica. La Palestina appartiene ai palestinesi, non a Trump, non a Netanyahu, non agli investitori.

Sono molti i paesi che fingono che tutto questo sia normale, grattacieli e resort multimilionari finanziati da miliardari di tutto il mondo, sopra le macerie e i cadaveri di centinaia di migliaia di persone, venduti come meraviglia che porterà pace e democrazia. Ma in questa giunta non c’è un solo palestinese, non viene chiesto loro cosa vogliono, cosa ne sarà del loro futuro. È un gruppo di miliardari che valuta quale territorio accaparrarsi per arricchirsi, sopra le macerie di un popolo che hanno ucciso e bombardato.

L’ONU non è certo un modello perfetto, ma almeno poggia su trattati di autodeterminazione, sovranità e non aggressione, principi che permettono un minimo di controllo. Come si può pensare che sia meglio un’organizzazione guidata da un egocentrico che vuole arricchire sé stesso e i suoi soci miliardari. È lui che decide chi entra nel club e chi no. Siamo consapevoli della gravità di ciò che sta accadendo. Gli elettori della destra patriottica lo sono. Questo è il nuovo ordine mondiale.

L’Italia, assieme a Bulgaria e Ungheria, ha annunciato che parteciperà camuffandosi ufficialmente da osservatore esterno. Una scelta vergognosa che tradisce i principi della convivenza civile multilaterale. Partecipare come osservatore significa legittimare l’esatto opposto dei valori di pace e giustizia, sedersi allo stesso tavolo con regimi autoritari, da Orbán con le sue politiche razziste e omofobe ai dittatori dell’Asia centrale, fino ai governi del Golfo che calpestano i diritti umani, tutti sotto la guida di Trump e del genero Jared Kushner.
L’adesione italiana, anche solo come osservatore, rappresenta l’adesione politica alla logica neofascista del Board, che ha come obiettivo la distruzione della democrazia così come l’abbiamo conosciuta in ottant’anni di storia. L’internazionale neofascista di Donald Trump, Steve Bannon, Jared Kushner, ma anche di Elon Musk, Peter Thiel, Viktor Orbán, Santiago Abascal, André Ventura, Matteo Salvini, Marine Le Pen, Nigel Farage, Eduardo Bolsonaro, Jair Bolsonaro, Aleksandr Dugin e JD Vance è da oggi, senza più maschere e finte conversioni post elettorali, l’orizzonte politico dell’europeismo e dell’atlantismo di Giorgia MAGA Meloni. Il Board of Peace concentra il potere in un solo individuo che espelle membri, pone il veto su ogni decisione e designa il successore. Un modello che ricorda le peggiori dittature del Novecento, non una struttura per la pace.

È una vergogna che l’Italia antifascista abbia un ruolo in questa farsa coloniale, ma ancora di più lo è il sostegno elettorale alle forze di destra di governo che avallano il ruolo internazionale della Presidente del Consiglio. La nostra cultura antifascista dovrebbe rifiutare qualsiasi partecipazione e lavorare per rafforzare le istituzioni multilaterali esistenti, non per legittimarne la demolizione.

La scelta di Meloni di accettare l’invito come osservatore, pur di mantenere buoni rapporti con Trump e fingere di poter avere due piedi in una scarpa, rivela una subalternità diplomatica inaccettabile e una totale mancanza di spina dorsale politica. Non c’è visione, non c’è autonomia, non c’è difesa dell’interesse nazionale, ma solo ambizione di potere e una concezione del controllo che ha una natura profondamente fascista.

E qui la responsabilità non è solo dei governi, ma anche di chi li vota o di chi rinuncia a votare.

Agli elettori di destra che si definiscono patrioti e a chi si rifugia nell’astensione per rabbia o disillusione voglio dire che questo mondo che si sta costruendo non proteggerà i vostri figli, non garantirà loro diritti, sicurezza o futuro. Un ordine fondato sul dominio dei miliardari, sulla forza e sull’umiliazione dei popoli non difende le famiglie, le distrugge.
Astenersi non è neutralità, è lasciare campo libero a chi decide al posto vostro. Pensate al mondo in cui cresceranno i vostri figli, alle libertà che avranno o che perderanno, alla possibilità di vivere in una società giusta e non sotto il ricatto permanente del potere.

La politica non è un tifo, è una responsabilità verso chi verrà dopo di noi. Se questo futuro vi fa paura, allora non voltatevi dall’altra parte. Adesso.

 

 

 

(18 febbraio 2026)

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