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domenica, Settembre 19, 2021
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Il coraggio di far nascere la “grande frontiera” di veltroniana memoria che alla “Parma politica” manca

di Marco Maria Freddi, #Parma

Mia madre mi ripeteva che non c’è rumore più assordante del silenzio di chi vorresti sentire, e questa figura retorica, quella del silenzio assordante, lunedì scorso è stata a sproposito evocata più volte dai colleghi consiglieri in consiglio comunale a Parma ma la risposta era insita nella domanda e sembra, nessuno se ne sia accorto.

La verità è che è stato proprio il silenzio di chi c’era ed era collegato, il silenzio di chi non ha votato pur presente che mi ha stordito. Sbalordito, ho visto la realizzazione di un fallimento politico, il fallimento di un approccio politico, un metodo che non guarda al XXI secolo, che non sostiene le next generations ma consolida e autoproclama un illusorio primato autoreferenziale.

Mi è capitato recentemente di riascoltare il “discorso del Lingotto” di Walter Veltroni, era il 2007, era il tempo della speranza, il tempo dove le tradizioni politiche democratiche, liberali, socialiste, europeiste e ambientaliste avrebbero dovuto “mescolarsi” affinché questo scambio “sempre di più faccia sentire ognuno non di essere una cosa sola, ma un insieme, semplicemente essere un “Democratico””. Questa speranza, questa visione di costruzione di un contenitore Democratico all’americana, contenitore che richiude in sé il mondo progressista, è ciò che ancora mi induce ad iscrivermi al PD e che con convinzione anche quest’anno rinnoverò nonostante senta sia ancora il partito delle occasioni mancate.


L’occasione politica mancata a Parma, la raffigurazione plastica di un collettivo harakiri, di una incapacità di guardare al XXI secolo sono state e sono la questione Cittadella, la questione Svoltare e la questione Regolamento Disabili.

“Basta – supplicava Walter Veltroni al Lingotto – dobbiamo farla finita con lo scontro ideologico, con i veleni, con le polemiche che diventano insulto. Il Paese di tutto questo è stanco, non ne può più”.

Parole preveggenti ma ancora lunedì scorso, nel 2021 in consiglio comunale a Parma, questa è stata la cifra del metodo praticato, un “coraggioso” ruggito da leone – ve l’avevamo detto! – ed una fuga finale da gazzella, e questo, tutto a favore dei destri avvoltoi e iene, un metodo praticato per mancanza di analisi politica e storica, mancata analisi che impedisce di guardare alla complessità con laicità e il coraggio di raccontare la complessità ai cittadini guadagnandosi il consenso col sudore della politica, meglio, secondo la strategia politica del secolo scorso, inseguire l’illusorio ed improbabile consenso organizzato proveniente dalle associazioni, in un momento storico dove i compagni della GCIL votano Lega. Analisi politica e storica mancata che si somma alla incomprensibile strategia prossima elettorale, strategia che si riassume nel mediaticamente raccontato approccio politico a Effetto Parma e Federico Pizzarotti, fatto di ricatti e incomprensibili aiuti non richiesti, un commovente auto accreditamento non necessario, approccio che conferma la mancata analisi politica cui si aggiunge, appunto, la volontà politica di “organizzare il voto” e la richiesta di “primarie” come nel secolo scorso.

Cari Lorenzo Lavagetto e Massimo Rutigliano, voi sapete – come sanno tutti coloro che qualche firma hanno raccolto in via Mazzini – che Effetto Parma non esiste, non esiste un gruppo consigliare di Effetto Parma e non esiste un suo peso politico, esiste solo il personale e meritato consenso di Federico Pizzarotti e di alcune individualità di qualità di Giunta senza consenso elettorale, consenso – quello di Federico Pizzarotti – che solo l’intelligenza politica potrà essere in grado di far travasare nella coalizione a sostegno del candidato sindaco progressista.

E mentre l’assordante silenzio del gruppo PD si realizzava in consiglio comunale sul voto al regolamento disabili – eccetto il positivo voto di Daria Jacopozzi coerente con le sue posizioni – il gruppo della Lega si sfregava nuovamente le mani, ringraziava delle continue scivolate del mondo progressista consolidando il proprio consenso. Cari compagni del PD, fortunatamente il partito non è rappresentato dalle scelte politico-strategiche del gruppo consigliare e questa è l’unica nota di speranza rimasta, il partito ha risorse ben oltre le scelte del gruppo consigliare, dico questo perché al becero “prima gli italiani” preferisco l’utopia veltroniana nonostante ci sia chi, consciamente o inconsciamente, sembra stia facendo di tutto perché anche in città possano vincere le destre. Credo che la coalizione uscita vincente dalle elezioni regionali, i partiti che si riconoscono nei valori fondanti l’Europa, debbano presto incontrarsi in presenza in una assemblea dove chiunque possa esprimere i valori, i principi e la visione che definiranno i connotati, il volto del candidato Sindaco dell’area progressista, volto in cui tutti potranno riconoscersi per essere vincenti.

La “grande frontiera” di veltroniana memoria deve ancora nascere, a noi il coraggio di costruire la Società Aperta o rimanere una occasione mancata, un ossimoro, un silenzio assordante.

 

(25 febbraio 2021)

©gaiaitalia.com 2021 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





 

 

 

 

 




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