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Roberto Bonati e il jazz al Conservatorio di Parma (con polemiche sui “rumori”)

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di Isabella Grassi

Il Conservatorio di Parma, abituato a far parlare di sé e dei suoi mille studenti per la qualità della scuola, dei suoi insegnanti e dei suoi allievi, abituato a essere fulcro di attenzioni per tutte le iniziative di cui si rende promotore o alle quali partecipa, in questi giorni occupa le testate giornalistiche anche d’oltre alpe perché rischia di essere silenziato.

La vicenda parte da un esposto di alcuni studi legali situati in prossimità del Conservatorio che, per chi non è pratico di Parma, pur essendo in Strada del Conservatorio si affaccia su P.le Arrigo Boito (che è anche il nome della scuola di musica) che è in zona Uffici Giudiziari a 100 metri dal Giudice di Pace, dalla Procura e dal Tribunale. In piena pandemia, quando alle scuole era imposto di tenere aperte le finestre per permettere un continuo ricambio d’aria il Comune ha fatto compiere una verifica alla Arpae che ha riscontrato che non tutti i parametri erano rispettati. In realtà sembrerebbe opportuno ripetere tale misurazione, ora che tali direttive non sono più in essere per cui le lezioni avvengono a finestre chiuse. La vicenda è approdata al TAR che ha concesso di continuare le lezioni ma che ora dovrà decidere nel merito.

Nel frattempo su un quotidiano locale è stata pubblicata una lettera inviata dagli studi legali che lamenta come nelle aule, non insonorizzate, siano svolte “attività relative agli strumenti più impattanti, quali percussioni (timpani, tamburi ecc.), xilofoni ecc., suonati ad altissimo volume anche per ore e spesso per l’intera giornata”  e se fin qui si potrebbe anche per così dire simpatizzare con gli autori del testo, sono  i commenti successivi che hanno travalicato la carta stampata e sono stati diffusi sull’intero web, suscitando commenti non certo ricchi di lusinghe.

Si legge infatti “in più, vi sono talora gruppi e cantanti anche jazz, e sono evidenti le pressoché costanti amplificazioni. In sostanza, trattasi di “rumori” forti, ripetitivi e spesso stridenti, non di melodie, e tantomeno di “spartiti immortali che in quelle stanze vengono suonati da più di 200 anni”, né di note “producenti capolavori”: in tal caso, a nessuno di noi sarebbe passato per la testa sollevare lamentele, anzi.”

Sono state queste parole il loro voler accostare gli esercizi degli studenti jazz ai rumori forti ripetitivi e spesso stridenti a farmi interpellare Roberto Bonati, musicista, insegnante di  composizione jazz al Conservatorio, direttore artistico del Parma Jazz Frontiere Festival che ha superato il quarto di secolo come edizione e che rappresenta insieme al Festival Verdi un importante appuntamento autunnale della musica di Parma.

foto: Mefisto Ensemble (l’orchestra jazz dell’Arrigo Boito) in un concerto con musiche di Duke Ellington

Bonati, durante una telefonata dove la linea  caduta più volte, ma che mi ha permesso di raggiungerlo nel suo rifugio di campagna, mi spiega come la situazione stia creando molto disagio tra gli studenti e gli insegnanti del Conservatorio in genere e della sezione jazz e pop in particolare. Dalle “aule incriminate” confinanti con uno degli studi legali ricorrenti sono state tolte batterie e amplificatori, e ora gli studenti che utilizzavano questi spazi dedicati alla musica d’insieme e alle prove, oltre che alle lezioni di jazz e pop, si trovano a dover esercitarsi in una piccola stanzetta che il Conservatorio ha allestito al piano terra, insufficiente per permetterne una regolare fruizione. A parlare è quindi non solo l’insegnante ma anche il musicista, che ricorda le difficoltà da lui stesso riscontrate quando giovane studente si esercitava al Contrabbasso e nel farlo si immedesima nei “suoi ragazzi” per i quali il Conservatorio Boito era il tempio della musica, dove potevano imparare e diventare i musicisti del futuro, e teme che non tutti resteranno e che la scuola possa uscirne lesa nell’immagine e che “la bella musica” e gli “spartiti immortali” possano trovare nuovi luoghi facendo così relegare di categoria quella che da oltre duecento anni è una scuola di eccellenza.

Sentendo lo sfogo di Bonati tristemente irritato dai tratti surreali della lettera che termina con “Ricordiamo infine che l’esposizione ad eccesso di rumore è riconosciuta come causa di danni alla salute e che ognuno, inclusi i nostri dipendenti, ha diritto di vivere e lavorare in situazione tollerabile”, mi corre alla mente come la nostra amata città non sia insolita nel contestare tutto quanto le dà lustro ma per il quale non vuole pagare scotto. Lo stesso Giuseppe Verdi, ora orgoglio e vanto cittadino, dovette abbandonarla per trovare fortuna, così come dovette lasciare la villa di Busseto per la tenuta di Sant’Agata.

Le parole feriscono forse anche di più dei coltelli, e seppure si può comprender la difficoltà che i “colleghi” avvocati debbano affrontare, i “rumori” che da anni colpiscono la zona, e parlo perché anche il mio studio è  limitrofo al Conservatorio: non sono certo gli esercizi degli studenti a infastidire, ché in realtà per le mie orecchie sono piacevoli, ma il cantiere ormai quasi ventennale che insiste sempre tra via del Conservatorio e il Tribunale, gli eterni scavi per il rifacimento delle strade che “inspiegabilmente” ci sono tutti gli anni e le continue manifestazioni che fanno capolino in Strada al Ponte Caprazucca.

E’ notizia di questi giorni dell’arrivo di fondi per la messa in sicurezza (e quindi anche per eventuali opere di insonorizzazioni, se saranno necessarie) anche per il Conservatorio, ma non bisogna dimenticare che il palazzo è sotto la protezione delle Belle Arti e per ciò ogni intervento deve passare il vaglio di numerosi controlli. Mi viene da chiedere se forse non sarebbe più semplice, immediato e meno dispendioso intervenire negli uffici legali?

A Parma intanto a giugno si terranno concerti nei parchi…

 

 

(4 marzo 2023)

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