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Sondaggio Pagnoncelli: con l’affluenza bassa vincerebbero i “No”

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Secondo le rilevazioni Ipsos illustrati da Nando Pagnoncelli sul Corriere, con una bassa affluenza alle urne vincerebbe il “No”, dunque la presidente del Consiglio che è anche un po’ vostra madre, si prepara a scendere in campo. Ci suono tutto così già visto che ci riesce difficile credere a questa illustrazione di una realtà che non è, secondo noi, valutabile.
C’è invece un altro dato, ben più drammatico: solo il 10% degli Italiani conosce il referendum sulla riforma della Giustizia; il 36% lo conosce abbastanza (che nell’italiano corrente potrebbe anche significare pochissimo, e più della metà ammette di saperne poco o nulla. Il 40% si svela più italiano degli Italiani e dichiara di dargli poca/nulla importanza.

Ma parliamo di partecipazione: il 36% si dichiara certo di recarsi alle urne, il 16% pensa che probabilmente lo farà; il 48% è invece certo (o assai vicino alla certezza) che al voto non ci andrà. E qui arriva lo spiegon pagnoncelliano che prevede tre scenari tre: se solo il 40% dovesse recarsi a votare (ed è la stima più vicina alla realtà del sondaggio in questione) i NO vincerebbero con il 50,6% contro il 49,4% dei SI’; se si recasse al voto il 46% degli aventi diritto, i risultati favorirebbero il Sì che otterrebbe il 51,5% dei voti validi contro il 48,5% del No. Se, infine, la partecipazione arrivasse al 52% (il livello massimo oggi ipotizzabile) la vittoria del Sì sarebbe assai più netta, con uno scarto di circa sette punti.

Al governo sono nervosetti: parrebbe infatti, ad oggi, che il vicepresidente della Conferenza episcopale italiana vegna dato tra i partecipanti al XXV congresso di Magistratura democratica che si terrà a nove giorni dal voto: è quel monsignor Francesco Savino probabile-quasi-certo-ospite della corrente di sinistra dell’Anm che, secondo il programma, dovrebbe essere il relatore di un intervento su “L’insofferenza per lo stato di diritto e il nuovo volto del capo”. C’è poi un altro aspetto: dicono i soliti comunisti che alle destra-destra del Capo del referendum non gliene freghi granché. Loro lo chiamano, ché son creativi, un “problema di mobilitazione”.

 

 

 

(14 febbraio 2026)

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