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giovedì, Ottobre 28, 2021
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Tatticismo ed insipienza politica a Parma: le elezioni comunali 2022…

di Marco Maria Freddi, #politica

La pandemia ha messo a nudo la povertà di visione politica e la gretta capacità delle destre di approfittare anche di una disgrazia globale per accrescere il proprio consenso elettorale, è un dato di fatto, è storia politica recente fatta di affermazioni e scelte politiche ma nonostante questo, il partito erede diretto del partito fascista è il primo partito in Italia.

Il secondo non è meglio del primo, alla finanza allegra che lo contraddistingue da sempre e che a qualche riflessione dovrebbe indurre, si aggiunge la negazione di tutto e le falsità dichiarate in tempo di pandemia, il primo ed il secondo partito, esponenti delle destre illiberali e populiste orbaniane, lepeniane, fintamente cristiane, rappresentano la metà dell’elettorato italiano.

Nonostante ciò, come se questo non avesse nulla a che fare con le elezioni comunali 2022, a Parma, abbiamo da una parte il Partito Democratico a dell’altra il Sindaco Federico Pizzarotti che si confrontano (al netto dei suoi detrattori Federico Pizzarotti rimane un Sindaco amato dai cittadini parmigiani ed è pertanto portatore di consenso elettorale) e a lato, molto a lato, i partiti del cosiddetto centrosinistra che provano a dire e a dirsi qualcosa di diverso dalle destre orbaniane e lepeniane votate ampiamente anche dai nostri compagni delle CGIL senza suscitare alcuna riflessione degli esponenti della sinistra politica.

Caso a parte, sono i tre partiti liberaldemocratici Azione, Italia Viva e Più Europa i quali attendono da spettatori interessati di capire ciò che accadrà nel panorama cittadino, cosa più probabile, al netto delle proposte, sarà il loro sostegno in seconda battuta al candidato scelto dalle segreterie PD/Federico Pizzarotti. Ho contestato sin dall’inizio il metodo di dialogo tra PD e Federico Pizzarotti, il metodo è cifra politica e siccome a breve annunceranno ed imporranno al centrosinistra il candidato sindaco uscito dalle stanze delle due segreterie – il candidato più probabile credo sia Giorgio Pagliari – penso che l’insipienza politica toccherà vertici mai raggiunti in città.

La persona non è in discussione come tale – al netto del fatto che rivivremo ancora una volta l’ombra del percepito diffuso nei cittadini di appartenenza alla vecchia casta brutta, sporca e cattiva della politica navigata, come accaduto elle elezioni del 2012 con Vincenzo Bernazzoli vs Federico Pizzarotti – credo però che il metodo, sia sostanza politica e che sia figlio di una incapacità cronica del centrosinistra (la Società Aperta) di fare serene e coraggiose analisi politiche prima di fare scelte, di assumersi la responsabilità di fare scelte al netto dei localismi e dei baronati locali.

Il primo ed unico dato di cui non si può fare economia è l’astensione alla partecipazione, prima di tutto politica e poi elettorale, dei cittadini, non solo di Parma ma più in generale dei cittadini italiani ed europei. La conferma 2021viene dalle recenti elezioni regionali in Francia dove è stato toccato un astensionismo record ma rimanendo a “casa nostra”, a Parma, guardando i dati delle elezioni comunali del 2017, ma più in generale dal 2007, il punto non è tanto il calo sistematico dei consensi del centrosinistra ma il calo dei partecipati aventi diritto al voto alle elezioni, ed il dato politico più eclatante è che il Sindaco di una città importante come Parma sia stato eletto, nel 2017, solo dal 25,57% degli aventi diritto al voto ed è questo è il dato politico da cui dobbiamo partire.

Stiamo parlando di legittimità politica e di democrazia, non delle sorti e dei destini locali o nazionali di qualche barone o baronetto della politica cittadina, questi dati ci dicono che la politica non rappresenta più i cittadini, i cittadini non sono più rappresentati dai partiti, i partiti non rappresentano più l’intermediazione tra istituzioni e i cittadini.

E mentre le destre continuano scientificamente a generare frasi il cui contenuto attrae i cittadini propensi ad abbandonarsi alla donna o all’uomo forte, il centrosinistra parmigiano vive l’accordo come una giusta prassi strategica, un teatrino delle marionette che rappresenta solo loro stessi, non curanti del quadro generale e al dato democratico e di partecipazione. Voglio dire ai miei concittadini di Parma che chi ha mai fatto una esperienza politica amministrativa sa che ci sono due momenti distinti della vita amministrativa, la parte che definisco meccanico-amministrativa e la parte “politica”. La prima, la parte meccanico-amministrativa è vincolata al primo gennaio di ogni anno, il primo gennaio di ogni anno il 98% del bilancio comunale è già vincolato e nulla, proprio nulla e nessuno lo può toccare o cambiare. Alla parte “politica” rimane il 2% del bilancio e l’ammontare delle contravvenzioni ai varchi elettronici di accesso alle ZTL che l’amministrazione può ottenere.

Chi vi parlerà di discontinuità non sa di ciò che parla – o meglio lo sa benissimo ma gioca sulla capacità di far leva sul sentimento di appartenenza – la parte meccanico-amministrativa che la “governi” la Lega o il PD nulla cambia; chi in questi anni avesse mai ascoltato le riunioni dell’ANCI, confermerebbe che in tutti gli interventi i sindaci o gli assessori dei comuni d’Italia parlavano la stessa lingua, affrontavano gli stessi problemi con le stesse regole e risorse. Mi piace dire, estremizzando ma non troppo, che l’unica differenza (la meccanico-amministrativa è la stessa) tra una amministrazione PD ed una della Lega è che la seconda toglierebbe la merenda nelle scuole ai figli degli immigrati, e questo per segnare il territorio, per dar da bere ai propri elettori che con “loro” le cose sono cambiate.

Al netto di alcuni – pochi, pochissimi – indirizzi politici generali che si possono dare alla parte meccanico-amministrativa, che dipende dagli uffici tecnici e dal un deleterio  contratto del pubblico impiego, il 2% del bilancio e l’ammontare delle contravvenzioni ai varchi elettronici di accesso alle ZTL è però cosa importante e lo è ancor più se si tiene conto dell’analisi iniziale e del recente dato politico referendario, come conferma dell’analisi: i cittadini riconoscendosi nella sofferenza dei propri cari o amici, hanno firmato, hanno partecipato attivamente alla cosa pubblica, ai banchetti tutta estate al caldo facendo ordinatamente la fila al netto della supposta appartenenza politica o religiosa, consci che la loro partecipazione avrebbe avuto un risvolto vero, “deliberativo” non di mera partecipazione perpetua al nulla.

Quale deve essere dunque la cifra che differenzia la proposta della sinistra, della Società Aperta, dalla proposta delle destre? Qual è il valore aggiunto che permetterà ad un cittadino parmigiano di scegliere convintamente la proposta di coloro che rappresentano la società aperta?

Certo non un sindaco calato dalle segreterie di partito o forse ci illudiamo che volere o non volere la fermata dell’alta velocità questo segni una sostanziale differenza? Forse difendere o meno l’aeroporto civile e cargo, la sua sostenibilità economica o ambientale? Che forse la cittadella, lo stadio, la pedemontana, lo sbocco a La Spezia o che la TiBre? Tutti temi e proposte che saranno oggetto della campagna elettorale di destra e sinistra e senza togliere nulla al merito dei temi, non è questo ciò che ci distinguerà.

Leggo che a sinistra si vuole immaginare un futuro diverso e di discontinuità per Parma.

Ancora la discontinuità, ancora tatticismo politico e tante, tante parole d’ordine, tante “proposte” che pioveranno come mai fosse piovuto che spesso non saranno di competenza delle amministrazioni comunali (ma fanno leva sull’immaginario di appartenenza) e che molto più spesso non tengono conto della realtà di Parma che non è di una città del terzo mondo (l’esperienza di Paolo Scarpa e Caracas non è stata sufficiente?) ma che tanto piacciono ai compagni più o meno timidi per dire cose di sinistra. Ma davvero credete che sia tutto questo che ci potrà differenziare dalle destre? Qualche idea c’è, tre proposte che nulla hanno a che fare con i temi citati o altri ancora o alla retorica della discontinuità (ma da che cosa?).

Tre proposte come premessa ai temi citati e tanto altro, tre proposte, tre urgenze politiche che esporrò agli incontri dell’area dove la non presenza di PD e Sindaco rappresentano un grave precedente politico, un gesto di profonda insipienza politica e tatticismo di altri tempi. Si, roba d’altri tempi, politica di altri tempi che neppure la pandemia ha mutato, insipienza politica che dice che forse ci meriteremmo davvero nuovo Benito Mussolini che strumentalizzando la democrazia, tradendo la sovranità e la partecipazione dei cittadini a cui non diamo il peso dovuto se non per chiamarli alle urne, tra uno slogan, una richiesta di discontinuità ed un Papeete, arriverà a governare la città ed il Paese per anni.

 

(13 settembre 2021)

©gaiaitalia.com 2021 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





 

 

 

 

 

 

 

 



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