Pubblicità
5.9 C
Parma
15 C
Roma
Pubblicità

PARMA

Pubblicità

EMILIA-ROMAGNA

HomeCopertina ParmaLa Parma che cancella pezzi di città dalla pianificazione sociale

La Parma che cancella pezzi di città dalla pianificazione sociale

Iscrivetevi al nostro Canale Telegram

di Marco Maria Freddi
Quello che è accaduto tra le golene del Baganza e le sponde della Parma, tra via Po e via Ceno, non è un episodio isolato né una semplice notizia di degrado urbano. È il segnale evidente di una frattura politica e morale che una città come Parma, che ama definirsi progressista, non può più permettersi di rimuovere. Una baracca che brucia nella notte, animali che muoiono tra le fiamme, persone che perdono tutto ciò che avevano, comunità invisibili che vivono a pochi metri dalle nostre case ma fuori dal nostro sguardo collettivo.

Il fatto che non ci siano state vittime umane è un sollievo, ma non può diventare una giustificazione per l’inazione.

Quei luoghi non sono periferie lontane. Sono pezzi di città cancellati dalla pianificazione, nati dall’abbandono progressivo di ex officine, depositi e strutture artigianali finite sul terreno demaniale e mai davvero recuperate. Spazi che da luoghi di lavoro si sono trasformati in rifugi di fortuna per chi non trova posto nei percorsi ufficiali dell’accoglienza. Persone che vivono legami comunitari forti, come accade per alcuni gruppi di cittadini stranieri, e che rifiutano un sistema fatto di soluzioni temporanee, impersonali e spesso umilianti. Questo dato dovrebbe interrogare prima di tutto chi governa, invece di essere liquidato come un problema di ordine pubblico.

Di fronte a questi incendi, reali e simbolici, la risposta istituzionale e del terzo settore tende a rifugiarsi in una narrazione autoassolutoria. Tutto sarebbe stato fatto, ogni procedura attivata, ogni emergenza gestita. Ma se davvero il sistema funzionasse, non avremmo insediamenti invisibili a ridosso del centro, non avremmo roghi notturni in aree fragili, non avremmo persone che continuano a vivere nel fango delle golene. Il problema non è la mancanza di interventi, ma la loro incapacità di intercettare una marginalità complessa, che non rientra nei modelli standardizzati dell’accoglienza.

A questa responsabilità politica se ne affianca un’altra che non può più essere elusa, perché riguarda direttamente sia il terzo settore sia la Chiesa cattolica. Alle realtà dell’associazionismo e delle organizzazioni laiche e cattoliche, è chiesto uno sforzo di verità e di innovazione, capace di superare modelli di accoglienza rigidi e spesso moralistici per aprirsi a percorsi più flessibili, integrati e continuativi, che tengano insieme dimensione sociale, sanitaria e amministrativa. Alla Chiesa cattolica, e in particolare alla diocesi, spetta invece una responsabilità diversa e molto concreta, quella di mettere a disposizione spazi del proprio patrimonio immobiliare oggi sottoutilizzati o inutilizzati, trasformandoli in luoghi di accoglienza reale per chi oggi non trova posto in nessun percorso di accoglienza e riscatto.

La storia del vecchio pianobar di via Ceno dovrebbe aver lasciato un insegnamento. Per anni quello spazio, bellissimo e degradato allo stesso tempo, alla confluenza tra Parma e Baganza, è stato lasciato marcire fino a diventare un dormitorio informale, pericoloso e insalubre. Solo un intervento drastico ha chiuso quella ferita, ma senza affrontare fino in fondo il nodo di fondo, cioè dove e come accogliere chi resta fuori da ogni schema. Bonificare un’area non equivale a risolvere un problema sociale, se non si costruiscono alternative reali.

Una amministrazione autenticamente progressista non dovrebbe limitarsi a spegnere incendi, a sgomberare luoghi e recintare spazi dopo l’emergenza. Dovrebbe avere il coraggio di riconoscere che una parte dei modelli di primo aiuto non funziona e che continuare a negarlo è una responsabilità politica grave. Accogliere chi nessuno accoglie non è uno slogan, ma una scelta concreta che passa dalla messa a disposizione di spazi, dalla costruzione di percorsi stabili, non condizionati, capaci di rispettare le persone e le loro relazioni, ispirandosi a modelli che già esistono e che dimostrano che un’altra strada è possibile.

Essere di sinistra socialisti e liberali, realmente progressiti, oggi, significa assumersi fino in fondo questa responsabilità. Non accontentarsi della gestione dell’emergenza o della pulizia simbolica delle zone dimenticate, ma lavorare per restituire dignità, sicurezza e diritti a chi è stato reso invisibile.

Continuare a raccontarsi che va tutto bene mentre bruciano baracche, muoiono animali e le persone restano senza alternative non è realismo amministrativo.
È una colpa politica.

E Parma, se vuole essere coerente con i valori che dichiara, può e deve fare di meglio.

 

 

(2 febbraio 2026)

©gaiaitalia.com 2026 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



Parma
foschia
3.9 ° C
3.9 °
3.9 °
100 %
4.6kmh
75 %
Mar
7 °
Mer
5 °
Gio
10 °
Ven
7 °
Sab
11 °
Pubblicità

CRONACA EMILIA-ROMAGNA