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Caro Direttore, quale sicurezza senza integrazione?… di Marco Maria Freddi

di Redazione #CaroDirettore twitter@parmanotizie #Politica

 

Caro Direttore,

quale sicurezza senza integrazione?

Avremmo bisogno di una operazione legalità, altro che decreti sicurezza, operazione che faccia emergere i lavoratori stranieri irregolari e costretti al lavoro nero. Si calcola che entro il 2020 i migranti irregolari, che quindi rischiano di finire nelle maglie del lavoro nero, schiavizzati e sostanzialmente senza diritti, saranno 670mila. Per contro, con un provvedimento di emersione dal nero – come quello fatto negli anni 2000 dai governi Berlusconi/Maroni che hanno regolarizzato 800mila persone – permetterebbe alle casse dello stato introitare, in tasse e contributi, almeno un miliardo di euro ogni anno.

Nel 2018 il 67 per cento delle persone che hanno presentato domanda d’asilo hanno ricevuto un diniego ma molte di queste persone hanno, o per meglio dire avevano, un lavoro che a causa delle normative vigenti si ritrovano nella condizione dell’essere irregolari.

Chi ci guadagna da questo sistema?

Non certo le aziende che hanno investito sulle persone, le hanno formate e che si trovano a non poter contare più su questi lavoratori, persone che ritrovano ad essere improvvisamente “fantasmi” molto visibili, senza diritti né doveri.
Non ci guadagna la società che non trae beneficio dal lavoro sommerso, che perde il contributo alla crescita del Pil che questi lavoratori avrebbero potuto contribuire a far crescere, né tantomeno godere di tasse e contributi pensionistici con l’aggravante di creare un problema di sicurezza sociale.
È il caso dei 120 richiedenti asilo formati e assunti dalla parmigiana Number 1 Logistic, che a causa delle attuali norme sono rimasti senza permesso di soggiorno e l’azienda è stata costretta a licenziarli: 120 persone con un lavoro sicuro costrette a vivere nell’illegalità.

La Number 1 Logistics Group, è una azienda da 4500 dipendenti di cui la metà immigrati, immigrati che non hanno potuto portare a compimento il percorso di integrazione intrapreso, una bella storia di integrazione che la furia ideologica ed elettoralistica ha fatto naufragare.

Uno scandalo economico, sociale e culturale, uno scandalo contro gli “interessi” nazionali.

 

(13 gennaio 2020)

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