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I “protagonisti” della politica parmigiana sono sempre più lontani dai cittadini e nel mentre si autocelebrano

di Marco Maria Freddi, #politica

Il Consiglio Comunale e i suoi rituali si autocelebrano; i protagonisti, autoreferenziali, si illudono che da quelle mura qualcosa penetri, fuoriesca e almeno qualcosa arrivi ai cittadini.

E nonostante l’importanza della celebrazione istituzionale della messa amministrativa, purtroppo, i protagonisti [sic] della politica sono sempre più lontani dai cittadini, arrivano solo a chi direttamente o indirettamente ha una sorta di interesse per la politica, una minoranza tra i cittadini, e, nonostante ciò, la politica ed i suoi protagonisti, si autocelebrano riempiendosi la bocca con la convinzione di “parlare a nome dei cittadini”.

Ieri (12 luglio, ndr) è stata approvata in consiglio la mozione Eutanasia Legale, mozione che ho presentato in occasione della raccolta referendaria. Al netto dei sermoni sul valore della vita e della sua indisponibilità pronunciati, manco a dirlo, dai laici devoti di sinistra e destra, questi ultimi assai meno attenti al valore della vita di coloro che muoiono in mare, tutti i politiconi che si sono opposti all’approvazione – come sempre è accaduto negli ultimi quant’anni sul tema eutanasia, di fronte all’unica domanda di chi, alla fine, dopo tutti i possibili passaggi è titolare della decisione sul proprio fine vita – ovvero tutti coloro che si sono opposti all’approvazione, dicevamo, hanno eluso la domanda opponendo tecnicismi giuridici e medici al diritto individuale di poter scegliere. Altresì hanno opposto il tecnicismo quando si è trattato di rispondere all’unica domanda che da sempre viene elusa per non prendere posizione, nonostante la consapevolezza che l’elettorato di destra e sinistra voterebbe Sì al referendum Eutanasia Legale, perché è della vita dei cittadini che parliamo, di malattie e di sofferenza. E non del diritto di rispondere a nome dei cittadini con cui una politica autoreferenziale ed inascoltabile che dai cittadini è ormai lontanissima, si riempie la bocca.

I diritti non sono merce di scambio politico, non vi è alcun interesse politico sui diritti. Tuttavia è meglio non prendere posizione, evitando così tensioni con lo Stato Vaticano che dal dopoguerra ha ripetutamente interferito con la vita personale dei cittadini italiani, condizionandola e limitandola nella negazione di ogni diritto riconducibile all’autodeterminazione grazie ad una politica che ha vissuto l’interferenza come una opportunità e la auspica come arma contro la assai poco coraggiosa opposizione.

La settimana entrante si discuterà di un’altra mozione che ho presentato in Consiglio Comunale, mozione che chiede in buona sostanza di aprire un tavolo con il vescovo, la diocesi e le congregazioni per fare un censimento degli immobili di loro proprietà per donare in uso all’amministrazione pubblica ciò che è sottoutilizzato o inutilizzato per scopi sociali. L’emergenza abitativa è un problema che chiunque vincerà le prossime elezioni dovrà affrontare e non si potrà prescindere da una richiesta di collaborazione trasparente con la chiesa e le congregazioni, da guardare, al netto del buonismo, come parte di quel parastato che è finanziato con quattro miliardi di euro all’anno dallo Stato Italiano.

La mozione è una offerta alla chiesa e alla politica locale, un dono e un’opportunità per chi, chiesa e partiti che hanno perso molto della loro credibilità – alle scorse elezioni comunali parmigiane solo il 50% dei cittadini si è recato alle urne e alla messa domenicale si reca solo un italiano su sei. In questo modo le citate istituzioni in trasparenza metterebbero campo ciò che hanno, dando un forte segnale politico, di reale vicinanza ai cittadini.

Ma si tratta di un sogno perché la mozione verrà bocciata e io la vivo come un esercizio politico atto a dimostrare che la chiesa ha da sempre scambiato le nostre istituzioni per una propaggine della sua monarchia assoluta, influenzando la politica senza clamore, senza troppi sforzi da destra a da sinistra, localmente e a livello centrale.

Sono certo che in Consiglio Comunale risuoneranno ancora i tecnicismi, le critiche alle forme di scrittura, ai modi impropri di porre le questioni e, appunto, senza clamore, nella stessa giornata verrà presentata un’altra mozione scritta dai laici devoti, nata in opposizione alla mia, per dimostrare che esistono alternative al disturbare la chiesa ed il vescovo, che già “tanto fanno” per la comunità.

Tuttavia al netto delle mie pochissime aspettative, voglio ancora illudermi che come cittadino di uno Stato democratico e laico, la classe politica che dice di rappresentare gli interessi dei cittadini si sottragga alle pressioni e abbia il coraggio di affrontare un dibattito utile alla città.

 

(13 luglio 2021)

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