di Redazione Gaiaitalia.com Parma

Molto difficile credere al 100×100 al servizio che l’ammiraglia Mediaset ha confezionato ad uso Rsa, sulle scuole di Parma al cui interno succederebbero cose degne della peggior gomorra e andato in onda nella mattinata del 27 aprile. Che ci siano situazioni di tensione a volte estrema tra studenti, è vero senza ombra di dubbio. Ma alcune perplessità vanno sottolineate: l’inutile, ma consueto, allarmismo su pochi episodi che diventano il centro della notizia megafonati come se fossero la consuetudine – in primo piano taser nella scuole e spray al peperoncino nelle tasche degli studenti. Le interviste a pochi soggetti, scelti con cura, che manifestano la loro percezione della realtà dove domina la paura (che è la loro paura e non quella di una città) e non la realtà stessa e, in chiusura, la ciliegina sulla torta dell’intervista a un uomo che è stato sindaco di Parma alcuni lustri fa (dal 2007 al 2011) presentandolo non come il Sindaco che ha governato la città in quel periodo, ma con un generico “l’ex-Sindaco di Parma” che, messa in questi termini, doveva essere Federico Pizzarotti.
L’ex sindaco di Parma in questione, oggi consigliere regionale d’opposizione e così chi ha confezionato il servizio avrebbe dovuto presentarlo per correttezza d’informazione, fu protagonista di vicende turbolente che portarono lui e la sua giunta alle dimissioni nel settembre 2011 a seguito di un terremoto giudiziario che coinvolse la sua giunta e alcuni funzionari comunali. Si trattava delle inchieste “Public Money” (incentrata su corruzione e peculato) e quella sulle assunzioni straordinarie in Comune. Nel 2013 fu anche sottoposto agli arresti domiciliari, patteggiò nel 2015 una pena di 2 anni (con sospensione condizionale) per i reati di peculato e corruzione e venne finalmente riabilitato nel marzo 2020, quando il Tribunale di Sorveglianza di Bologna gli ha concesso la riabilitazione, dichiarando estinto ogni effetto penale del patteggiamento (e la Corte d’Appello di Bologna ha condannato il Ministero della Giustizia a pagargli un indennizzo per l’irragionevole durata dei processi, dato che alcune vicende si sono trascinate per oltre dieci anni prima di concludersi).
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Infine il servizio sorvola, anzi non si dice proprio, sul fatto che anche a Parma gli organici della forze dell’ordine sono drammaticamente sotto organico, per negligenza governativa del governo di cui fa parte la famiglia-proprietaria di partito di maggioranza e rete Mediaset, limitandosi a sottolineare che gli interventi della Polizia sono pochi e insufficienti. Naturalmente un punto di vista è solo un punto di vista e parrebbe, anche in quel caso, più mirato all’audience cui si rivolge che a ciò che accade sul serio. Colpisce, e si chiude, che il servizio – in sostanza – non abbia detto nulla. C’era allarme che nascondeva la notizia che, nella nostra ignoranza, non si è capito quale fosse.
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(27 aprile 2026)
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