La Commissione Territorio e Ambiente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha dato il via libera al progetto di legge sulle aree idonee all’installazione di impianti da fonti rinnovabili. Un provvedimento atteso, complesso, che arriva dopo settimane di lavoro intenso, un’udienza conoscitiva partecipata e l’approvazione di una quarantina di emendamenti che hanno rimodulato il testo originario presentato dalla Giunta. Ora la parola definitiva spetta all’Assemblea legislativa per il voto finale.
Tra le novità principali introdotte con gli emendamenti figura la riscrittura dell’articolo 4, che fissa i limiti per l’installazione di impianti su suolo agricolo: non oltre l’1,5% della superficie agricola utilizzata regionale e non oltre il 2,5% per ciascun Comune. Introdotto anche un nuovo articolo 4-bis che definisce con precisione i criteri di calcolo della superficie agricola occupata per ogni tipologia di impianto. Rivisti i criteri per gli impianti agrivoltaici, con l’obbligo di mantenere almeno l’80% della produzione lorda vendibile e verifiche triennali, nonché nuove norme per gli impianti flottanti, eolici e fotovoltaici a terra.
“Questa legge regionale è il frutto di un lavoro corposo, serio e responsabile, reso necessario da una norma nazionale fatta male, molto male”, ha dichiarato il vicepresidente della Commissione Ambiente e Territorio del Partito Democratico Andrea Massari. “Il Governo ha legiferato togliendo ai Comuni ogni minimo potere di pianificazione del proprio territorio. Stiamo parlando degli stessi enti che decidono dove costruire scuole, ospedali, quartieri residenziali, zone produttive e infrastrutture. Eppure sulle fonti rinnovabili, su dove e come installarle, i Comuni non hanno alcuna voce in capitolo. È un errore grave, che non ha precedenti nella storia della pianificazione territoriale italiana. Si è sottratta ai sindaci la capacità di governare le trasformazioni del loro territorio, consegnando di fatto le decisioni al mercato. E in più la legge nazionale riscritta ben due volte! Tratta tutti i territori italiani allo stesso modo, come se non fosse palese che le norme per la Sicilia forse hanno poco a che vedere con l’Emilia Romagna”.
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“E non è tutto”, ha proseguito Massari. “La legge nazionale non contiene un solo meccanismo serio a favore dell’autoconsumo, né prevede strumenti che portino i benefici economici sul territorio dove gli impianti verranno installati. Chi ospita un parco fotovoltaico o un impianto eolico non riceve energeticamente nulla in cambio. È una scelta politica precisa, e a nostro avviso profondamente sbagliata. Con il lavoro fatto in Commissione abbiamo cercato di correggere almeno in parte queste storture, introducendo meccanismi premianti l’autoconsumo, limiti sull’uso del suolo agricolo e un sistema di monitoraggio serio. Ma è evidente che la responsabilità politica delle lacune più gravi resta in capo a chi ha scritto, ben due volte!, la norma nazionale”.
Il provvedimento approda ora in Assemblea per il voto finale.
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(21 maggio 2026)
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