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La Storia di Ikram Nazih, caro Direttore… Tre anni di carcere per una vignetta (c’è chi vorrebbe un’Italia così, anche se dice di no)

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di Marco Maria Freddi #carodirettore

Caro Direttore,
tre anni di carcere per una vignetta, addio alla modernità dell’Islam, la condanna è per vilipendio della religione.

Le religioni, tutte le religioni, se innalzate a stato di diritto negano i diritti universali di donne e uomini; chi crede ad un’idea di moderazione delle religioni è un illuso, le religioni, tutte le religioni, sono divisive e antepongono le loro credenze ai diritti universalmente riconosciuti. È la storia di Ikram Nazih, studentessa italo-marocchina nata in Italia a Vimercate, in provincia di Monza e Brianza, che dal 28 giugno 2021 si trova in carcere a Rabat, in Marocco, con l’accusa di oltraggio all’Islam per avere condiviso un post ironico su Facebook.

Nel 2019 la studentessa condivide sul suo profilo Facebook un post nel quale ironizza su un versetto del Corano, definendolo “versetto del whiskey”. Vignetta, al tempo molto diffusa sui social, viene pubblicata e rapidamente cancellata dalla ragazza, in seguito ai numerosi commenti offensivi che riceve da parte di alcuni utenti. Un’associazione religiosa marocchina intercetta il poste  la denuncia alle autorità di Rabat, in Marocco.

Siamo di fronte ad un fatto gravissimo, tutti coloro di religione mussulmana che vivono in Europa dove i diritti umani sono riconosciuti senza confini religiosi, non lo possono accettare, se l’accettassero vivremmo un grave problema di democrazia. Reclamo  dunque a gran voce per Ikram Nazih la stessa mobilitazione avvenuta per Patrik Zaki, soprattutto da coloro che sono scesi in piazza vestite di nero, per manifestare a favore del popolo palestinese.

 

(1 agosto 2021)

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