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domenica, Settembre 19, 2021
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Parma, Cittadella e il senso di responsabilità del Comune

di Marco Maria Freddi, #Politica

Qualche sera fa si è svolta la riunione capigruppo che ha discusso del documento di risposta al Comitato Cittadella e alle associazioni ambientaliste. Ho sostenuto, al netto delle richieste più o meno strumentali al pari delle strumentali e poco lungimiranti risposte, che questa è stata ed è una brutta pagina di democrazia fintamente partecipativa che dovrebbe far riflettere chi crede nella forza della politica e intende far crescere la partecipazione attiva dei cittadini al fianco della democrazia elettiva, come risposta alla crisi della democrazia liberale.

E questo è il punto.

Non vi racconterò i particolari del teatrino dei capigruppo, credo siano ininfluenti sulla sostanza, le reazioni dei protagonisti sono interpretabili solo se si guarda alle differenti sfumature, coscienti o incoscienti, di ciò che è in gioco. Cittadella, regolamento disabili e caso Svoltare, tre argomenti speculari tra loro, tre occasioni perse dalla politica locale, persa la volontà e la responsabilità di affrontare le complessità per aiutare i cittadini tutti a capire, non solo una strumentale piccola quota parte della cittadella o dell’asilo tartaruga. In politica la visibilità è parte del gioco, questo non mi scandalizza come non mi scandalizzano il desiderio o l’ambizione dei politici locali nell’inseguire un ruolo di maggiore responsabilità sia questa una sindacatura o un seggio parlamentare sicuro in qualche collegio nazionale.

Nel momento però in cui il trasformismo sta diventando il punto politico del momento – e l’esempio di Lega e M5S dovrebbero farci riflettere – causando ancor più disgusto ed avversione verso la politica, forse, dico forse, chi nella società aperta si riconosce dovrebbe ragionare seriamente sulla partecipazione dei cittadini ponendo proprio al centro la partecipazione come unico antidoto all’antipolitica e al populismo.

Riesco a perdonare solo i compagni che in modo incosciente ma incolpevole, affrontano la politica come se fossero in una costante battaglia contro l’imperialismo capitalista, antistorici, ma incolpevoli.

Coloro invece che inseguono la visibilità regionale per dimostrare di avere consenso, forza ed attribuiti locali, dico che questo non è più il tempo del consenso organizzato, ricordo a loro che i compagni della CGIL votano Lega non PD e questo chiede a tutti noi di iniziare ad affrontare i problemi e le complessità in altro modo, quel modo che dovrebbe distinguere la politica della Società Aperta del XXI secolo.

Enrico Berlinguer affermava che i partiti sono macchine di potere e di clientela, che gestiscono interessi, i più disparati, i più contradditori, talvolta anche loschi, sono federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un boss e dei sotto-boss.

I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le istituzioni, a partire dal governo, hanno occupato gli enti locali, gli enti previdenziali, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai Tv e alcuni grandi giornali e questo per garantirsi bacini elettorali.

Questo non può più essere, siamo chiamati ad un grande senso di responsabilità, altro che ad organizzare il consenso occupando tutto ciò che è possibile occupare, siamo chiamati – coloro che nella Società Aperta si riconoscono – a conquistare il consenso applicando il principio dell’accountability, il principio del rendere conto per rendersi conto che stiamo vivendo nel XXI secolo.

 

(10 febbraio 2021)

©gaiaitalia.com 2021 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





 

 

 

 




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