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Caro Direttore… di Marco Maria Freddi, “Basta col chiamarli clandestini”

di Marco Maria Freddi #CaroDirettore twitter@parmanotizie #Parma2020

 

Caro Direttore,

mi permette di rivolgermi alla candidata Lucia Bergonzoni ed al caro collega consigliere Emiliano Occhi, anche se comprendo che la mancanza di argomenti da portare in campagna elettorale in una Regione che ha alti indici di qualità in Europa sia davvero per loro faticoso.

Comprendo anche che l’ordine di scuderia – il pizzino del vostro capitano verde – per intenderci, vi obblighi a tornare su temi logori cui neppure voi riuscite più a credere ma il continuare a strumentalizzare la cronaca non serve alla comprensione del fenomeno e tanto meno comprendere i bisogni della Regione. Lo slogan – efficacissimo – prima gli italiani, in una Regione a piena occupazione dove la mano d’opera non è sufficiente a sostenere il sistema produttivo è, nelle cose, privo di senso.

Trascurando la vergognosa speculazione sui fatti di cronaca, episodici per loro natura, anche quando parlano di Italiani, il fenomeno immigratorio non è fuori controllo è solo mal gestito proprio grazie alla legge Bossi-Fini e ai decreti sicurezza del vostro capitano. Coloro che con ostinazione e triviale linguaggio chiamate clandestini, sono persone irregolari sul cosiddetto “nostro” territorio a causa delle vostre leggi liberticide e disumane.

Se non foste pericolosi per la democrazia liberale e democratica, sareste risibili.

Non ci sarebbe confusione se il nostro Paese avesse continuato nel modello dell’accoglienza diffusa e non nei grandi centri, connessa a percorsi di apprendimento linguistico, formazione professionale specifica e basata sulle necessità delle aziende dei territori, tirocini lavoratici ed avviamento al lavoro, accompagnamento ai percorsi di autonomia e di partecipazione alla vita della comunità con attività di volontariato.

Tale modello garantiva un ottimo tasso di percorsi di integrazione riusciti e di autonomia raggiunta che ha significato per anni, fornire manodopera specializzata per le aziende dei territori. Questo modello, assieme alla proposta di legge “ERO STRANIERO”, presentata in Parlamento nel 2017 che prevede titoli di soggiorno per ricerca lavoro, consentirebbe di regolarizzare percorsi positivi già compiuti e trasformarli in opportunità occupazionali anziché rischiare che confluiscano nei circuiti della criminalità organizzata che le situazioni di irregolarità agevolano.

Queste sarebbero politiche che uniscono il senso di umanità cui la Costituzione ci richiama e l’appagamento delle necessità di una Regione che come in altre aree del Paese, accusano un calo demografico in costante peggioramento  Oggi, gli immigrati regolari residenti in Italia rappresentano l’8% del PIL nazionale e grazie alla loro contribuzione netta, pagano 620mila pensioni di italiani, così come 80mila insegnati ancora possono svolgere la loro professione grazie agli 800mila bambini figli di immigrati. Sono tante altre le motivazioni per cui la politica, quella seria che pensa e non riduce a slogan le complessità dei fenomeni, dovrebbe guardare ad un quadro più ampio poiché la realtà ci dice che “loro” hanno bisogno di noi quanto “noi” abbiamo bisogno di “loro”.

 

(10 gennaio 2020)

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