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Caro Direttore, la bocca del Capitano della Repubblica di Papeete non straparla più…

di Marco Maria Freddi #CaroDirettore twitter@parmanotizie #Maiconsalvini

 

Caro Direttore,

dopo anni di prime pagine sui quotidiani nazionali e di costanti e continue presenze televisive, la bocca del Capitano della Repubblica di Papeete si è “sigillata”.

I confini no – peraltro proposta inutile perché tutt’al più il sigillo lo avrebbero messo Svizzera, Austria e Francia nei confronti dell’Italia – ma il sigillo alle esternazioni del leader del partito del citofono si è autoimposto quando si è reso conto che speculare politicamente anche sulla questione del virus, avrebbe nuociuto più che portare vantaggi alla costante e continua campagna elettorale.

Al netto delle elezioni regionali, nei mesi precedenti al coronavirus abbiamo assistito ad una tale povertà di dibattito politico che il virus è stato una boccata di ossigeno, almeno si è iniziato – nonostante la tragicità del momento – a parlare di cose serie. Non ci siamo fatti mancare esagerazioni di ogni tipo, titoli dei media allarmanti per una pandemia che non c’è nei fatti, l’assalto dei supermercati, chiusure dei voli da e per la Cina, richieste di sigillature di confini, chiusure di scuole, cinema, luoghi di incontri e tanto altro, accuse e controaccuse di provvedimenti sanitari presi o non presi in tempo, ma al netto di tutte le italiche esagerazioni, il nostro è un paese in costante clima di emergenza, credo ci siano alcune considerazioni politiche che si debbano fare.

La prima, è che i Presidenti di Regione o Sindaci vivono in simbiosi con gli avvisi di garanzia o nella migliore delle ipotesi con i ricorsi al Tar, questo non fa di loro dei santi in terra ma per certo la loro autonomia decisionale è ampiamente ridotta e certamente meno libera.

È palese che tutti i provvedimenti presi siano più a garanzia dell’incarico che della salute pubblica ma questo dice che una pubblica amministrazione paralizzata, paralizza lo sviluppo dell’intero paese e neppure a dirlo, urge una profonda riforma della PA.

I provvedimenti attuati, contradditori nella sostanza e per nulla coerenti, non armonizzati tra le Regioni con l’assenza di regia del governo, non aiutano a comprendere la portata dell’evento virus e tanto meno agevola la quotidiana lotta di chi intraprende e lavora, in Italia e nel mondo.

La seconda considerazione è che il modello cinese, modello di riferimento del partito a cinque stelle, il modello di democrazia “diretta” o meglio eterodiretta, quella dei portavoce senza istituzioni ha mostrato tutta la sua inaffidabilità democratica.

La Cina, non inserita in un contesto di reti di comunicazioni e scambi scientifici, democratico-liberali, ha tenuto nascosto per molto tempo l’esplodere del virus, virus tenuto nascosto alla comunità internazionale ed ai propri cittadini che la ragion di stato cinese ha fatto pagare, e pagare duramente, a tutti gli abitanti del pianeta.

Il modello tecnocratico per eccellenza, il modello di presunta efficienza perché non deve rendere conto di niente a nessuno – a partire dai propri cittadini – ha rivelato che il modello liberale democratico – al netto del suo più grande limite, appunto, l’accountability, se limite lo vogliamo definire – rimane il modello che più garantisce spazi di controllo del sistema da parte dei cittadini.

La terza è il rinnovato rapporto dei cittadini con la scienza.

I cittadini hanno riscoperto il valore della conoscenza scientifica, della ricerca scientifica e dei frutti della ricerca come diritto universale per tutti.

Accantonate le scie chimiche, i NO 5G, i Vannoni, i Di Bella, i NO Ogm, i NO Vax ed i terrapiattisti di ogni genere, finalmente l’importanza della scienza, della ricerca ma meglio ancora del metodo scientifico applicato alla politica si inizia a discutere.

La scienza non è una nuova religione, per certo con credo nel governo dei tecnici, ma l’applicazione del metodo scientifico alla politica farebbe cadere quella fabbrica di fake news che tanto ha inquinato il dibattito politico in occidente negli ultimi anni.

Detto tutto ciò, la cosa che più mi preoccupa al netto del virus e ben più del virus, è che ciò che sta accadendo in Italia da tempo e che lo scatenarsi del virus ha ulteriormente alimentato, cioè la richiesta di certa politica di pieni poteri, pieni poteri “utili all’Italia” dicono: scuse che certa politica nazionalista necessita per giustificare la costruzione di una società ancor più chiusa e ancor più piccola.

Non è servita la crisi del 2008 per comprendere. Così spero che di fronte al virus che confini non ha, gli italiani possano riflettere sul loro futuro ed il futuro dei nostri/loro figli che per certo, non è e non sarà mai rappresentata dalla famiglia bucolica dell’albero degli zoccoli, così come neppure da una società chiusa in un fantomatico castello medioevale.

 

(26 febbraio 2020)

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