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Cecilia Guerra (Pd) sul salario minimo: “Dalla premier niente di concreto ma sanno che il problema esiste”

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di GdR

Cecilia Guerra è una di quelle rappresentanti PD che ti fanno capire, tuo malgrado, perché non ti iscriveresti a quel partito nemmeno sotto tortura. Lei, che ricordiamo in una memorabile serata a San Giovanni a blaterare incongruenze su quella che al tempo il suo partito chiamava “la questione omosessuale” sommersa dai fischi così come Vladimir Luxuria venne sommersa dagli applausi – entrambe le tristi esperienze raccontano molto di questo paese – ha detto la sua sul non-incontro di ieri, dicasi dialogo tra sordi, tra Meloni del dico no a tutto se non l’ho pensato io e quelle che prosaicamente e coraggiosamente chiamiamo opposizioni.

Lo scrive Giovanna Di Rosa nel suo commento su Gaiaitalia.com Notizie.

Illuminante, continua l’articolo, la locuzione: “Dalla premier niente di concreto ma sanno che il problema esiste”. Un risultato straordinario. Come tutti quelli che questa opposizione incapace persino di farsi ascoltare, si dà ascolto all’autorevolezza non alla carica, è riuscita a non-mettere in campo dalla caduta della presidenza Letta in poi.

“È sicuramente un fatto positivo che il governo abbia dovuto prendere atto che esiste il problema delle retribuzioni basse e della povertà del lavoro. Tutto questo la presidente del Consiglio lo ha sottolineato con forza”, così Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro nella segreteria Pd, appena uscita dall’incontro a Palazzo Chigi dove è stata al fianco della segretaria Elly Schlein, che fatica a ricordarsi che quando sono state votate le peggiori leggi sul lavoro in questo paese al governo c’era anche il PD. Poi ben vengano i ravvedimenti, tardivi per stare dentro temi cari a Meloni, ma sarebbe bene ricordarsi chi c’era e cosa faceva quando situazioni di mexxa come questa dei salari sono state fatte crescere e proliferare in nome del libero mercato e del saremo tutti più ricchi. Di boccaloni che si riempiono la bocca di loro stessi. Era il sottotitolo.

Siccome Cecilia Guerra è arguta, lo si evince, speriamo abbia anche capito e con lei tutto il partito che i punti sui quali non si vince sono due: il salario minimo qualora venisse approvato verrà approvato secondo le condizioni di Meloni, lo dicono i numeri; se c’è qualcuno che può con buone speranze di successo può negoziare con Meloni sulle questioni salario e lavoro quello è Giuseppe Conte, non è certo Elly Schlein. Per una ragione semplice: chi può portare via voti a FdI, concorrenza interna esclusa, quello è proprio il M5S, non certo il PD. Poi, naturalmente, possiamo anche sbagliarci. Ma ci è concesso: non avendo noi, come invece ha Guerra nella sua indimenticabile carriera politica, nessun potere decisionale. E potendo quindi permetterci di sbagliare.

 

 

(12 agosto 2023)

©gaiaitalia.com 2023 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





 

 

 

 

 



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