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Flavio e Gianluca, i nostri figli… Caro Direttore, di Marco Maria Freddi

di Redazione #ParmaNotizie twitter@parmanotizie #CaroDirettore

 

Quando si parla di droghe o altri temi che benaltristi o benpensanti definiscono “eticamente sensibili”, si entra in un campo minato, in un terreno scivoloso dove è facile perder l’equilibrio e scadere nella più bieca retorica o, al contrario, essere banalmente strumentalizzati.

Utilizzare i casi di cronaca, che siano il caso dei due ragazzini morti nel sonno per abuso di metadone, dell’immigrato che per disperazione si cucina un gatto, del padre che uccide i figli per vendetta sulla moglie o dei tanti altri casi che accadono in città, in Italia o nel mondo per giustificare una tesi politica ed avere un facile applauso di pancia, è davvero triste.

Le tesi sociologiche dal sapore paternalistico dei soliti “esperti” non si sono fatte attendere, poiché Flavio e Gianluca non corrispondevano all’immagine stereotipata del tipico “tossicodipendente” proveniente da una famiglia disagiata, erano due ragazzi “normali” che andavano a scuola, praticavano sport, giocavano a videogiochi, frequentavano la chiesa ed il catechismo eppure, eppure, non era la prima volta che assumevano sostanze.

Sembra che la politica faccia finta di non comprendere che sono proprio i nostri figli ad assumere sostanze ed è solo con la cultura, la conoscenza e la capacità di ridurre il danno che potremo evitare che i nostri figli fumino la loro vita con “acido di batteria, pneumatici e altre schifezze”.

Possiamo pensare che correre dietro al piccolo spacciatore ancora per i prossimi 50 anni sia la soluzione o immaginare di rendere sicure le nostre strade e le sostanze che consumiamo, perché attraverso il mercato nero il consumatore non sa cosa sta assumendo.

Non sarebbe accaduto il caso di Terni se le sostanze, ed io dico non solo ma cannabis ma tutte le sostanze, fossero state legali?

Forse sarebbe accaduto lo stesso ma per certo, uno Stato responsabile avrebbe messo in campo tutte le contromisure per attenuare le conseguenze, come avviene per l’alcol o il tabacco.

Le facoltà umane non le si reprimono per legge, poiché saremmo davvero degli ipocriti se ci domandassimo indignati e stupiti del perché i giovani – di tutti i tempi e le epoche – sentono l’esigenza di provare a oltrepassare i confini, di cercare emozioni speciali.

Siamo stati tutti giovani e a questo non c’è risposta se non che in talune fasi della vita ti metti alla prova, provi ad oltrepassare il non so ché e questo, non lo controlli con la repressione.

Rimango convinto ed ancora una volta lo ribadisco, che se le città fossero presidiate dai “vigili urbani”, agenti di prossimità che lasciate le molteplici mansioni fotocopia della polizia di stato potessero tornare “in mezzo alla gente”, nei quartieri, non con la pistola ed il coltello tra i denti ma vivendo i cittadini e le persone, avremmo fatto un grande passo in avanti in termini di presidio del territorio e di sicurezza percepita ma questo, richiederebbe il rovesciamento di un paradigma, coraggio politico e il rovesciamento di un paradigma che dovrebbe partire dalla rivoluzione della PA, rivoluzione evocata e mai praticata, da anni.

 

(12 luglio 2020)

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