di Marco Maria Freddi
Quando i politici rivolgono lettere alla città, e scrivono di sterili polemiche, questa infecondità, questo vuoto che si avverte al di là delle dichiarazioni roboanti, deriva dalla mancanza di capacità, o meglio di volontà, nel guardare al dato di realtà e non a quello ideologico.
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Don Luigi Di Liegro, fondatore della Caritas Diocesana di Roma, è stato una figura di riferimento nell’ambito della carità e dell’assistenza sociale in Italia. Il suo impegno a favore dei più deboli ha lasciato un segno profondo.
Nonostante il suo ruolo di fondatore, prima della sua prematura scomparsa, Don Luigi espresse preoccupazione per l’evoluzione della Caritas che vedeva allontanarsi dalla sua missione originaria. Invece di andare alla radice dei problemi accogliendo chi è in difficoltà, l’organizzazione stava diventando una struttura burocratica e istituzionalizzata, focalizzata più sulla gestione amministrativa e sulla raccolta fondi più che sul contatto diretto con le persone e sulla promozione di una carità autentica e radicale. La visione di Don Luigi era quella di una Chiesa capace di trasformare la società dal basso, superando l’assistenza immediata, palliativa, affrontando invece le cause profonde della povertà e dell’emarginazione.
Oggi, la Caritas, sostenuta dai fondi dello Stato italiano, svolge, senza alcun dovuto merito – è un’opinione non un aforisma -, semplicemente la sua missione. Purtroppo però, si concentra sull’assistenza immediata e palliativa, trascurando la necessità di un cambiamento strutturale. Don Luigi invece, con la sua visione profetica, sollecitava un’azione caritativa capace di trasformare la società in modo profondo e duraturo.
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Le tante risorse della Caritas, provenienti dall’otto per mille, dalle donazioni e dalle amministrazioni locali, così come gli spazi immobiliari sottoutilizzati o inutilizzati delle diocesi o delle congregazioni religiose, potrebbero e dovrebbero essere utilizzate per rispondere in modo significativo alle sfide della povertà e dell’emarginazione nel mondo contemporaneo.
Ma questo non accadrà e nessun Patto Sociale potrà andare alla radice della povertà seguendo il pensiero di Don Luigi ma sono certo, riempirà la bocca e la retorica del cuore della politica. Domani e per i prossimi anni, un altro politico devoto farà la retorica della Caritas e del Vescovo della diocesi, la povertà diffusa non troverà soluzione mentre la mia critica, ancora una volta, sarà considerata sterile.
L’umanesimo materialista ci salverà e salverà il mondo.
(7 agosto 2024)
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