di Marco Maria Freddi
Arriva l’esercito in città a presidio di alcune zone ed io provo un senso di angoscia e rabbia. Mi chiedo come siamo potuti arrivare a questo punto dove la sicurezza dei cittadini è affidata alle armi e non alla politica. Mi chiedo che cosa sia successo alla mia città, mi chiedo che cosa sia successo alla mia idea di città, che era progressista e di sinistra, non di destra.
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L’imporsi dell’esercito nelle strade urbane, a presidio di specifiche aree, segna un triste capitolo di fallimento politico e di politiche sociali, svelando le crepe di un’ideologia urbana distorta. Quando l’esercito diventa presidio, la città si trasforma in un teatro di controllo, dove il timore sostituisce la fiducia e la repressione scaccia la solidarietà, una visione che coltiva il sospetto e il conservatorismo. In una città genuinamente progressista, le strade sono animate dalla vibrante diversità di pensiero e cultura, non dagli stivali militari che martellano l’asfalto. L’impiego dell’esercito nelle zone urbane denuncia il fallimento di una leadership e di una amministrazione che avrebbe dovuto promuovere la fiducia e la costruzione di politiche sociali innovative, non la divisione e la paura.
Le cause profonde del problema della sicurezza hanno molteplici cause, la povertà, la disoccupazione, la mancanza di opportunità e di emarginazione sociale che solo politiche sociali di vera inclusione e non di emergenza possono lenire. L’idea di città che si cela dietro l’invio dell’esercito è un’idea di città divisa tra cittadini “normali” e cittadini “pericolosi”. Una idea di città di destra in cui la sicurezza è garantita dalla forza, non dalla giustizia sociale.
Arriva l’esercito in città ed io provo un senso di angoscia e rabbia, garantisce agli attuali amministratori la loro rielezione ma rappresenta il fallimento dei valori della società aperta e solidale.
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(21 gennaio 2024)
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