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“Caro Direttore, è accaduto nuovamente”… di Marco Maria Freddi

di Marco Maria Freddi #CaroDirettore twitter@parmanotizie #Politica

 

Caro Direttore,

è accaduto nuovamente.

Ancora una volta, nel pomeriggio, in Consiglio Comunale a Parma non è stata data parola ai Consiglieri, si è compressa la democrazia per supposte difficoltà dovute alla situazione generale. Ma delle due l’una: o le condizioni di sicurezza c’erano, e c’erano per tutta la durata del consiglio o il consiglio era illegale poiché non rispettava le disposizioni di legge.

Nei momenti di difficoltà, la democrazia la si ampia non la si comprime, ed al netto dell’importanza della funzione del Consiglio Comunale che come quella del Parlamento nazionale ha trasformato i politici in “ratificatori” di leggi o delibere già scritte e decise, è avvilente come non si possa trovare il tempo per far esprimere al Consigliere un pensiero, una riflessione su ciò che ritiene urgente.

La mia urgenza, opinabile ma è la mia, quella di un consigliere eletto, è quella di aver voluto proporre al Consiglio ed alla Città, la creazione e la gestione di un corridoio umanitario comunale per contribuire, quota parte, a “liberare” gli hotspot – i rifugiati – di Lesbo e proporre lo stesso, tramite ANCI/Sindaco di Parma, a tutti i Comuni d’Italia. Lesbo è un simbolo, sempre più una prigione a cielo aperto, prigioni pagate dalle Nazioni Europee, Nazioni che hanno tradito le fondamenta che hanno fatto vivere le nostre Costituzioni.

La mia, un contributo al risveglio delle coscienze che in tempo di Coronavirus ancor più si sono chiuse guardando a chi ci è vicino con sospetto, un virus ancor più letale del virus stesso.

Avrei voluto chiedere al Consiglio ed alla Città, di contribuire a ridurre la sofferenza di migliaia di persone – in continua crescita – portando una famiglia o alcuni minori non accompagnati a Parma dando loro un nuovo futuro in modo legale e sicuro, una proposta – non esposta – che ha detta del Presidente del Consiglio Comunale, troverà altro luogo e tempo, un Presidente che da tre anni invoca la centralità del Consiglio stesso per poi essere artefice del suo impoverimento.

Mi è dispiaciuto lasciare l’aula in segno di protesta ma tra chi non vede l’ora che la “menata” del consiglio finisca e chi ritiene il ruolo del Consigliere più un fastidio che una risorsa, io proseguirò nel mio intento, coinvolgendo chi vorrà ascoltare, contando su cittadini, chiese ed associazioni.

 

(9 marzo 2020)

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