Non dimenticheremo facilmente il pomeriggio del 29 luglio e la mattinata del 30 luglio 2024: mai abbiamo visto un simile disservizio sposato a una simile sfrontatezza nel non giustificarlo, e mai abbiamo visto nulla di simile a quando viaggiamo in treno (cioè da sempre).
Nel pomeriggio del 29 luglio tutti i treni a lunga percorrenza, Intercity o Altra Velocità, hanno subito lo stesso destino: la cancellazione annunciata sui tabelloni con macabra puntualità, e quindi anche dagli altoparlanti con la stessa funerea formula: “Il treno (numero del treno) ad Alta Velocità da bla bla bla a bla bla bla oggi non è stato effettuato. Curiosamente i notiziari televisivi, TG5 e TG2 in testa, parlavano genericamente di disservizi e ritardi sulle linee AV da Napoli a Roma e viceversa con ritardi fino a trenta minuti. Cosa non si fa per la pagnotta. La stazione parmigiana godeva i transiti più o meno regolari, assai meno che più soltanto sui binari 2 o 3 sempre affollatissimi di gente furiosa, o sul 1 binario per La Spezia o 7 per Brescia. Da Milano niente treni.
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Stessa solfa per la mattinata del 30 luglio: da Milano niente treni, niente alta velocità, niente Intercity, solita scritta cancellato, soliti annunci di non effettuazioni dati in ritardo e bla bla bla e solite scene di passeggeri infuriati e passeggere isteriche che minacciavano “Io querelo tuttiiiiiiii” (sono quelli che non querelano nessuno, ma è un’altra storia). Pochissime o nessuna informazione sui treni (il treno verso La Spezia sul quale ho viaggiato ha accumulato ritardi ingiustificati di oltre mezz’ora – con coincidenza persa – e dal capotreno spiegazioni nessuna: era impegnato a magnificare l’AV da Napoli a Roma 1h e 16′ o forse i minuti erano 22).
La solita Italia insomma: prodighi di informazioni che nessuno vuole ascoltare, e che nel peggiore dei casi nessuno ha chiesto, e silenzio di tomba o distrazioni di massa sulle cose importanti. Detto per inciso il capotreno in questione era così impegnato a disquisire sulla magnificenza presunta dell’azienda che lo stipendia (con i nostri biglietti, ergo con soldi nostri) che in 130′ di viaggio non ha nemmeno trovato il tempo di controllare i preziosi tagliandini.
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(30 luglio 2024)
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