L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha approvato oggi la legge regionale che definisce le procedure per l’accesso al suicidio medicalmente assistito, in attuazione delle sentenze della Corte Costituzionale 242/2019 e 135/2024. Il testo, nato dell’abbinamento con una proposta di legge di iniziativa popolare, ha ottenuto il sostegno della maggioranza.
“Il silenzio normativo non è neutralità – commenta Andrea Massari, consigliere regionale di maggioranza –. In assenza di una legge, qualcuno decide comunque: un giudice in un’udienza d’urgenza, un medico sotto pressione, un TAR che accoglie una sospensiva. Lo abbiamo visto a maggio 2025, quando un paziente con SLA, che aveva completato l’intero iter previsto dalla delibera regionale, è morto la notte tra il 14 e il 15 maggio, poche ore prima che il TAR si pronunciasse. Non è stata una sfortuna: è la conseguenza diretta di un vuoto che il legislatore ha scelto di non colmare”.
Massari sottolinea che la legge approvata oggi non introduce un diritto nuovo, ma dà una procedura certa a quanto la Corte Costituzionale aveva già riconosciuto nel 2019. E rilancia su due fronti. Il primo riguarda le cure palliative: “Nel dibattito pubblico vengono presentate come alternativa al suicidio medicalmente assistito. Non lo sono: sono risposte diverse a domande diverse. Questa legge e il lavoro sull’uniformità delle cure palliative su tutto il territorio regionale devono procedere insieme”. Il secondo riguarda l’accanimento terapeutico: “Tenere in vita a ogni costo non è un atto di rispetto. Al centro della cura c’è una persona, non una condizione biologica da mantenere attiva. Una medicina che perde di vista questa differenza ha smarrito il proprio compito”.
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Il consigliere segnala però il limite oggettivo del provvedimento: la norma regionale interviene su una materia che richiederebbe una legge del Parlamento. “Questa legge è utile e necessaria, ma non basta. Ogni anno senza una legge statale è un anno in cui l’accesso a un diritto già riconosciuto dalla Consulta dipende da dove vivi, da quanta forza hai, dal giudice che incontri. Da domani l’Emilia-Romagna sarà un pezzo d’Italia dove questo diritto è finalmente esigibile. Sono fiero di aver portato il mio contributo perché ciò avvenisse. Da oggi l’Emilia-Romagna sarà un pezzo d’Italia dove questo diritto è finalmente esigibile. Io sono fiero di aver portato il mio contributo perché ciò avvenisse”.
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(24 luglio 2026)
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