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Ieri tutti virologi, oggi tutti esperti di terrorismo internazionale. Che pena…

di Daniele Santi #Lopinione twitter@parmanotizie #Terrorismo

 

Eccoli gli Italiani che hanno scoperto un’altra branca della scienza che padroneggiano con leggerezza e disinvoltura, grazie alla quale dimostrare al mondo quanto sono intelligenti, preparati, colti, capaci, obbiettivi. In una parola: ridicoli.
Dopo avere pontificato per ogni social sulla possibilità o meno di un’epidemia di ritorno del contagio da Covid-19 – vi rimandiamo a questo articolo  affinché vi rendiate conto dell’italica superficialità e stupidità – dando degli imbecilli a coloro che la temono, sono immediatamente diventati esperti di terrorismo internazionale.

La stura alla nuova esplosione di cultura islamica (non islamista, signore e signori, islamica) e di profonda conoscenza degli usi e dei costumi delle bande terroristiche che terrorizzano il Kenya, la Somalia e tutta la zona da una ventina d’anni (sono quelli di al-Shabaab formazione terroristica di rara ferocia – e che siano islamisti, non islamici signore e signori, islamisti) – non toglie né aggiunge nulla al loro essere profondamente animali sanguinari che seminano terrore nemmeno degni di essere chiamati umani, aggiunge molto all’incattivito italiano che tutto ciò che sa fare è sparare parole d’odio contro tutto, tutte e tutti.

Immediatamente questi esperti di terrorismo internazionale e geopolitica – branca associata, come da numerosi master esposti sulle bacheche virtuali tra parolacce e sgrammaticature, si sono messi a fare i conti della serva perché solo quelli sanno fare, accodandosi al nuovo slogan della destra sul presunto riscatto del quale non si sa con certezza nulla, potrebbe ammontare a 1milione e mezzo di euro (una fortuna in quella parte del mondo) impossessandosi del “non vorremmo che gli Italiani diventassero merce di scambio per i terroristi” perché l’hanno sentito da Meloni, ripetuto da Salvini, ripreso da Fedigra e si son sentiti in tanti. Si tratta di un’affermazione ad uso menti semplici che non sta né in cielo né in terra. Sarebbe stato come se qualcuno dopo il rapimento tutto italiano di Dori Ghezzi e Fabrizio De André avesse dichiarato che pagare il riscatto era stato un atto sbagliato perché non “vorremmo che ora tutti i cantanti e le loro mogli diventassero merce di scambio per la malavita sarda”.

Questi leoni da social che non sanno nemmeno scrivere, ma solo insultare, che valore danno alla vita umana? Se lo chiedano. Sono certo che se trovassero la risposta chiuderebbero tutti i loro inutili account o li convertirebbero alla decenza.

Conosco molto bene la cultura islamica – islamica, non islamista. islamica – parlo quella lingua, ho vissuto a lungo in quei luoghi, conosco bene gli usi e i costumi di quelle società. So con quanto calore e quale umanità vieni accolto come ospite che viene da lontano, calore e umanità che noi ci sognamo. So anche quanto poco valga la dignità femminile in un mondo al maschile dove le leggi sono al maschile, le guerre sono al maschile, il comando è maschile e la divinità dominante è maschile. So quanto forte sia la pressione della religione in società per niente secolarizzate dove tutto è sottoposto, grazie ai rigidi dettami della religione che si esprimono con gli indici puntati dei maschi e delle donne sopraffate, pestate e violate nella loro dignità, costrette ad assumere il punto di vista dei loro uomini se vogliono sopravvivere e posso immaginare a quale pressione Silvia Romano sia stata sottoposta. La sua conversione o meno all’islam non mi interessa. Ho letto abbastanza volte quel libro sacro per conoscerne i numerosi aspetti positivi, i saggi consigli su come non fregare il prossimo nel commercio facendo in modo che cliente e commerciante siano soddisfatti e prosperino e i numerosi avvertimenti sulla possibilità che degli insegnamenti si faccia un uso integralista; non appartengo a nessun monoteismo e non starò a discutere qui sulla libertà religiosa individuale.

Invito soltanto questi cialtroni invidiosi, coloro che popolano questo pollaio di paese composto da serve insoddisfatte e incattivite che sanno soltanto guardare a casa d’altri perché non hanno il coraggio di pulirsi la loro; che ascoltano un concetto e lo rielaborano nella loro ignoranza senza averlo capito, restituendone il senso stravolto in un post dove dimostrano di non sapere nemmeno scrivere il verbo avere, di piantarla di speculare sulla vita altrui e cercare, finché sono in tempo, di farsene una loro.

Insultare una donna rapita in un luogo in cui si trovava per dare sostegno agli altri – sono quelli che riempiono le Chiese solo a Natale a indignarsi perché l’epidemia da Coronavirus costringe a chiuderle? – che gioia regala?
Ascoltare le idiozie di una forza di estrema destra neofascista che straparla di un milione e mezzo di riscatto dopo essere stata condannata per essersi impossessata di 49 milioni di contributi pubblici non dovuti (che restituirà in 79 anni) e sposarle come se fossero il nuovo vangelo, quindi sentirsi anche furbi tanto da dare la propria inutile opinione via messaggio vocale ai network radiofonici, perché è necessario?
Infilare il proprio sudicio naso nella vita privata di una compatriota venticinquenne che è ritornata in Italia – si chiama Silvia, si chiama Aisha, è cattolica, musulmana, indù o cos’altro è del tutto irrilevante – a cosa serve? E soprattutto perché serve?

Essere ieri virologi, oggi esperti di diritto internazionale, domani politologi e dopodomani esperti di statistica e prendersela con il governo centrale – qualunque governo di qualunque colore – per le sue misure (che non sono comprese), ed essere costretti a fare un lavoro che si odia per tutta la vita perché così persi ad insultare gli altri si sono perse tutte le occasioni di miglioramento, a chi è utile?

Di certo al paese no. Ma ai furboni che muovono i fili lo è molto di più. Magari pensarci, prima del prossimo insulto, può anche servire.

 

(11 maggio 2020)

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