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Parliamo de “Il Raglio d’asino che non sale al Cielo”, Caro Direttore….

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di Marco Maria Freddi

Eh si, cari concittadini di Parma,
quante volte ho sentito ripetere dai destri esponenti della Lega in consiglio comunale che il presepe fosse da far vivere in città. Secondo gli esponenti nord-nazionalisti già nordisti puri e duri, davanti al municipio il solo albero di Natale non rispecchiava la tradizione patriottica, bianca, etero e cristiana.

Non guardo Sanremo, non per spocchia, semplicemente non mi è mai interessato, ma quando ho letto della polemica Achille Lauro vs il vescovo di Ventimiglia Antonio Suetta, un brivido di sconforto e amarezza mi ha stretto il cuore. Don Luca Favarin – un giovane sacerdote alla Don Luigi Scaccaglia per intenderci – è il sacerdote che ha affermato che è ipocrita fare il presepio perché Gesù era un migrante e noi li lasciamo morire per strada.

Quando ci toccano sui simboli della fede noi cristiani reagiamo subito eppure, sono inaccettabili, orribili e violente le offese ai simboli umani della solidarietà che fanno morire assiderati bambini ai confini dell’Europa, insulti ai simboli della giustizia che lasciano i poveri morire per strada. Simboli cari alla nostra fede …”

E qui sta tutta la questione.

Il “raglio d’asino che non sale al cielo” come il vescovo Antonio Suetta ha declinato la canzone sanremese, è il quinto anniversario degli accordi con la Libia, che accomuna il pensiero politico dell’allora Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il ministro dell’Interno Marco Minniti, la Lega di Matteo Salvini e le sorelle e i fratelli patrioti di Giorgia Meloni, nonostante le notizie provate di torture e violenze perpetrate contro donne, uomini e bambini con il beneplacito dell’Italia, dell’Europa e le nostre candide coscienze. Il presepe sono i morti di freddo di pochi giorni fa, 12 migranti al confine tra Turchia e Grecia, la cronaca riporta che la polizia greca, polizia Europea, aveva poco prima sottratto vestiti e scarpe a tre di loro. E mentre riflettiamo su cosa scandalizzarsi, se sulla profanazione dei simboli del battesimo, sui presepi o sui morti del mediterraneo, dell’egeo, della Bielorussia o della tratta bosniaca, il raglio d’asino rimane sulla terra e nessuna coraggiosa denuncia, come dice il vescovo ventimigliese, si innalza al cielo.

Il “raglio d’asino che non sale al cielo” lo sentirò ancora il prossimo consiglio comunale, le comunicazioni degli esponenti della Lega, il finto partito dalla finanza allegra ma patriottico, bianco, etero e cristiano, ci inebrieranno di saggezza xenofoba e razzista, liberi di offendere i simboli umani della solidarietà ma non le tradizioni.

Cari concittadini di Parma, Caro Direttore, che salga al cielo o rimanga a terra, un raglio d’asino rimane un raglio d’asino, le persone, rimangono persone e di queste, abbiamo il dovere e la responsabilità di farcene carico.

 

(6 febbraio 2022)

©gaiaitalia.com 2022 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





 

 

 

 

 

 

 



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