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Salari immobili e affitti che divorano ogni barlume di dignità

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di Marco Maria Freddi
Marco Maria Freddi

Lunedì 4 maggio 2026. Arriviamo alla trentunesima settimana di dialogo nonviolento, un cammino con l’eco ancora distorta delle celebrazioni del Primo Maggio. Mentre i palchi istituzionali si riempivano di retorica sul valore del lavoro, la realtà dei numeri e dei marciapiedi ci ha restituito un’immagine speculare e violenta: in Italia, il 12,5% dei lavoratori dipendenti è ormai classificato come “Working Poor”.
È il fallimento di un modello economico che celebra il lavoro mentre condanna chi lavora alla povertà assoluta, schiacciato tra salari immobili e affitti che divorano ogni barlume di dignità. Questa non è un’astrazione statistica, ma una sentenza resa esecutiva dal Ministero dell’Economia che, proprio lo scorso 28 aprile, ha formalizzato il congelamento dei 960 milioni di euro del PNRR destinati all’Housing First e all’autonomia dei disabili. Quei fondi, che dovevano essere cantieri di speranza, sono ora sepolti nel sistema burocratico ReGis, bloccando i pagamenti ai gestori delle strutture e lasciando il welfare nazionale in uno stato di paralisi programmata.

A Parma, la situazione ha assunto i tratti grotteschi di un’operazione di “maquillage” urbano. In occasione del ponte festivo, la città si è preparata ad accogliere i turisti nascondendo la polvere sotto il tappeto monumentale. Tra il 29 e il 30 aprile, un’azione coordinata di allontanamento ha rimosso decine di persone dalla Pilotta, dalla Stazione e dai portici di Via Mazzini. Non sono scomparse, sono state semplicemente spinte verso il fango e l’isolamento della periferia nord, nei pressi dell’Interporto. Qui si consuma il paradosso più atroce della nostra “Happy City” dove tra i nuovi insediamenti precari sono stati individuati diversi lavoratori della logistica che, pur avendo un impiego regolare, dormono in auto o vecchi furgoni. Uomini e donne che di notte muovono le merci della nostra opulenza e di giorno vengono cacciati dalle piazze perché la loro povertà sporca l’estetica del centro.

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Il silenzio dell’amministrazione comunale è ormai un rumore assordante. Nella seduta consiliare del 29 aprile, non è arrivata alcuna risposta sulla destinazione della ex scuola di Gaione, confermando che il patrimonio pubblico vuoto resta un tabù mentre le persone non  “autodeterminate” affogano nell’emergenza. Questo vuoto politico si traduce in un’emergenza sanitaria dove i dati del monitoraggio regionale segnano un aumento del 22% degli accessi al Pronto Soccorso per patologie legate alla vita di strada. Chi viene espulso dai dormitori invernali senza alternative finisce per ammalarsi, gravando ulteriormente su un sistema sanitario che non riesce a curare le cause, ma solo i sintomi di una marginalità indotta.

A questo si somma l’invisibilità forzata prodotta dal “muro digitale”. Come denunciato da Cittadinanzattiva, il 15% dei cittadini in povertà assoluta ha smesso persino di tentare l’accesso ai sussidi statali. Piattaforme inaccessibili e procedure digitali cervellotiche funzionano come un filtro espulsivo. Se non hai uno SPID o una connessione o meglio, se non conosci chi aiuta la povertà nei percorsi amministrativi, per lo Stato non esisti.

Oggi più che mai, il tema della sicurezza, che sembra ossessionare tanto le destre quanto ora il Partito Democratico, deve essere strappato alla logica repressiva. La sicurezza non è la “cura del manganello” o l’allontanamento del povero dalla vista del cittadino. La vera sicurezza è l’inclusione.
Se Parma vuole davvero dirsi libera, deve liberarsi dall’ipocrisia di un welfare che seleziona chi è degno e chi no. La nostra battaglia continua affinché il diritto alla dignità non resti incagliato in un portale digitale o confinato negli argini di un torrente, lontano dagli occhi e dal cuore della città.

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È da questa consapevolezza che nasce il nodo politico che il Partito Democratico di Parma deve sciogliere per essere riconosciuto: intervenire in modo radicale sulla povertà estrema. La nostra priorità deve essere chi non riesce più a chiedere aiuto, chi non è in grado di autodeterminarsi, chi è caduto fuori da ogni rete di assistenza a causa di gravi fragilità psichiche o di un isolamento totale, chi è “fuori campo” e dorme sui marciapiedi o nella “grotta” della stazione.

La nostra risposta deve essere un atto politico immediato e un gesto di responsabilità collettiva:

  • concedere l’uso della scuola di Gaione alla Corte dei Miracoli di Parma. La struttura ha già dimostrato la sua vocazione sociale ospitando disabili per vent’anni: non sarà perfetta, ma è indiscutibilmente meglio la casa di Gaione che lasciare le persone per strada. Si tratta di un investimento in un metodo che funziona, capace di dare alloggi stabili e avviare percorsi di recupero sociale, sanitario e amministrativo per i più isolati, superando le barriere che i servizi ordinari non riescono a infrangere;
  • convocare un Tavolo di Responsabilità Collettiva con le principali realtà del terzo settore (Caritas, Comunità di Sant’Egidio, CIAC, MC2 e Leone Rosso) che beneficiano di finanziamenti pubblici. Dobbiamo esigere che queste risorse siano orientate anche a iniziative ispirate al metodo della Corte dei Miracoli, per intercettare e prendersi cura in modo stabile di quella fascia di povertà oggi totalmente esclusa.

Il cambiamento comincia quando smettiamo di accettare l’ingiustizia come normale.
Il cambiamento comincia quando smettiamo di accettare l’ingiustizia come normale. Il Partito Democratico, può e deve fare la differenza, qui e ora.

 

 

(4 maggio 2026)

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