di Marco Maria Freddi

La politica italiana sta attraversando una crisi che non si manifesta come scontro tra visioni opposte, ma come sua assenza sistematica. Tutto viene ricondotto a una zona neutra, apparentemente equilibrata, che funziona come un dispositivo di sterilizzazione del conflitto. Si continua a evocare il confronto tra destra e sinistra, ma nella pratica si lavora per ridurre al minimo ogni differenza reale, fino a rendere le alternative quasi indistinguibili.
Il campo largo ha superato il centrodestra nei sondaggi aggregati, con Schlein in vantaggio nelle simulazioni di primarie tra gli elettori certi, ma con Salis e Conte che la tallonano. Quei numeri, però, non raccontano una direzione politica. Raccontano l’assenza di una proposta capace di incidere.
La definizione di sinistra tende a passare in ombra quando si avvicinano le elezioni, e la centralità attribuita a Silvia Salis si muove esattamente dentro questa logica. Non emerge per una linea riconoscibile, ma perché può funzionare come punto di equilibrio tra interessi e posizionamenti inconciliabili. Lei stessa si è presentata come “una candidata progressista che crede fermamente che sviluppo economico e giustizia sociale possano coesistere”, formula che suona come il manifesto dell’equivoco, abbastanza vaga da piacere a tutti, abbastanza vuota da non impegnare nessuno. È una centralità che nasce dal vuoto, non da un progetto.

Il nodo politico è più profondo di quanto si voglia ammettere. Non esiste oggi, dentro l’opposizione, una volontà chiara di mettere in discussione i meccanismi che producono disuguaglianza. Il tema della redistribuzione resta ai margini, trattato come un rischio comunicativo più che come una necessità politica. Quando si è parlato di patrimoniale, solo Alleanza Verdi e Sinistra ha assunto una posizione netta, mentre il resto ha scelto di non esporsi. Questo non è tatticismo è un limite strutturale che significa accettare che alcune questioni non possano entrare nell’agenda, anche quando sono centrali per la vita materiale delle persone.
Dentro questo quadro, la rimozione della parola “sinistra” non è casuale. Non è un problema lessicale, è una scelta politica. Parlare di sinistra implica assumere un conflitto, riconoscere interessi divergenti, decidere da che parte stare. La rincorsa al centro consente di evitare tutto questo. Permette di tenere insieme posizioni incompatibili, di rendere accettabile la presenza di Matteo Renzi dentro un perimetro che dovrebbe essere alternativo, nonostante le scelte che hanno inciso in modo significativo sui diritti del lavoro e sugli equilibri sociali. Renzi manovra apertamente per fare di Salis un elemento di rottura negli equilibri del campo largo e un possibile ponte verso il centro, cioè verso Forza Italia, puntando a una figura capace di tenere insieme mondi diversi, non troppo schierata, non troppo divisiva, abbastanza spendibile da diventare il perno di un’operazione di ridisegno dei confini tra centrodestra e centrosinistra. In questo schema si inserisce l’interesse di ambienti legati ad Arcore, con Marina Berlusconi che, secondo più fonti, guarderebbe con favore a una figura come la sindaca di Genova.
Il segnale è inequivocabile, quando una parte del berlusconismo vede in un’ipotetica leader del campo progressista uno spazio politico praticabile, vuol dire che quel campo ha già smesso di essere alternativo.
Il punto che si continua a eludere è che non esiste neutralità in politica quando si parla di distribuzione di risorse e potere. Scegliere di non intervenire è già una scelta, e va sempre nella stessa direzione quella di conservare gli equilibri esistenti. Presentare questa posizione come moderazione o senso di responsabilità è una costruzione che serve a legittimarla, ma non ne cambia la sostanza.
Se non si rompe questo schema, l’opposizione non fallirà per un errore tattico o per un leader più o meno efficace. Fallirà perché avrà rinunciato a rappresentare un interesse sociale preciso. Senza una linea che affronti apertamente il tema delle disuguaglianze e dei diritti, senza proposte che incidano davvero su redditi, lavoro e accesso ai servizi, qualsiasi coalizione resterà sospesa, priva di direzione.

Allerta meteo gialla per possibili temporali fino a venerdì 19 agosto
Leggi l'articolo →In questa sospensione non si costruisce consenso, lo si disperde. Quando tutto si appiattisce sul centro, ciò che scompare non è solo la radicalità, ma la stessa possibilità di cambiare le cose.
(18 aprile 2026)
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