di Marco Maria Freddi #CaroDirettore twitter@parmanotizie #5G
L’Università di Parma dopo il grave atto di vandalismo nella Palazzina Feroldi
In relazione al grave atto di vandalismo verificatosi nei giorni scorsi nella Palazzina Feroldi del Plesso D’Azeglio-Kennedy, l’Università... →
Caro Direttore,
anche a Parma si discute di rete 5G che dalla prima fase sperimentale in diverse aree del territorio italiano, sta raggiungendo sempre più copertura e servizi maggiori.
Rispetto alle precedenti tecnologie 2G, 3G e 4G, permette maggiore velocità di trasmissione e tempi di risposta più rapidi e la possibilità di gestire un numero molto superiore di connessioni in contemporanea che in tempo di covid e modifica degli stili di vita privata e lavorativa, non è proprio irrilevante ma i veri cambiamenti per le persone non saranno solo relativi alla velocità e alle prestazioni dei loro devices ma saranno legati soprattutto ai potenziali nuovi possibili servizi.
Museo d’Arte Cinese ed Etnografico di Parma: chiusura estiva ad agosto
Il Museo d'Arte Cinese ed Etnografico di Parma resterà chiuso al pubblico da sabato 1 a lunedì 31... →
Nonostante il panico scatenatosi intorno al 5G, al momento non ci sono dati che permettono di confermare che questa nuova tecnologia abbia effetti dannosi per la salute; anche in questo caso come per le tecnologie 2G, 3G e 4G, serviranno anni di studi dalla sua diffusione per avere risposte chiare. Ciò che la scienza sostiene credo rassicuri più che allarmare poiché afferma che il 5G viaggia a frequenze più elevate rispetto alla tecnologia 2G, 3G e 4G e che le frequenze più elevate hanno una capacità di penetrazione nei tessuti umani molto più bassa e limitata agli strati superficiali della pelle. Insomma, l’esposizione sarà più limitata agli effetti negativi nonostante la capillarità delle antenne, certamente inferiori a quelli derivanti dall’uso di tecnologie precedenti.
Il paese che ama più credere all’imponderabile, alle false credenze, alle mezze verità, ai no vax, ai Vannoli o ai Di Bella, ai no a tutto più che alla scienza, rischia di disconoscere i dati validati e riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale circa l’esposizione alle frequenze.
Lo Iarc (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) sulla base di queste analisi, ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza al livello più basso di rischio, rischio che ci dice che non dobbiamo particolarmente preoccuparci. Per cortesia, cari amici e compagni, non chiedetemi di votare in consiglio comunale alcuna proposta non suffragata da basi scientifiche, vorrei illudermi di vivere in un paese maturo e adulto.
Grazie.
(25 maggio 2020)
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