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Approvata la risoluzione che impegna la Regione Emilia-Romagna a sostenere le associazioni come Università 21, per l’inclusione sociale dei giovani con disabilità

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di Redazione,

“Riconoscere e valorizzare i progetti di inclusione sociale come Università 21, la prima associazione in Italia che consente ai ragazzi con disabilità cognitivo-comportamentali di vivere il mondo universitario, grazie al lavoro di un team educativo qualificato e alla sinergia con l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia”. E’ quanto chiedono alla Giunta della Regione Emilia-Romagna, con una risoluzione approvata in commissione Politiche sociali, i consiglieri Federico Amico di Emilia-Romagna Coraggiosa (primo firmatario) e Stefania Bondavalli, Gruppo Bonaccini Presidente.

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In particolare l’atto impegna la Regione a “sostenere questi importanti percorsi di crescita personale collaborando alla riduzione dei costi per le famiglie, così che le possibilità economiche di ciascuno non costituiscano un limite, per i ragazzi con disabilità, a prendervi parte”.

“Università 21 – spiega la consigliera Bondavalli – è un progetto che nasce dall’esperienza diretta di Loretta Melli, una mamma che ha deciso di accompagnare il figlio Jacopo, affetto da sindrome di down, nel suo percorso universitario. Insieme hanno frequentato il corso di Scienze dell’Educazione all’Università di Reggio Emilia e da questa esperienza è nata l’idea di offrire ad altri ragazzi con disabilità cognitivo-comportamentali l’opportunità di vivere il percorso universitario, che altrimenti per loro non sarebbe stato possibile”.A oggi, infatti, i ragazzi di Università 21 frequentano i corsi di Scienze dell’Educazione, Scienze della Comunicazione, Storia e Culture Contemporanee e Lingue e Culture Europee. Questo grazie alla collaborazione di educatori qualificati e a una convenzione che coinvolge i dipartimenti di Scienze Umane, Economia, Comunicazione e Studi linguistici e culturali dell’Università di Modena e Reggio Emilia, nonché entrambi i Comuni e le rispettive Ausl. Il progetto, avviato a partire dall’anno accademico 2015-2016, coinvolge oggi, a distanza di 5 anni, 17 ragazzi.

Un progetto che, secondo i consiglieri regionali, andrebbe esteso a livello regionale, “replicando un paradigma di inclusione che non passa esclusivamente attraverso percorsi di abilitazione legati alla manualità – sottolinea Bondavalli – ma dà spazio anche alle attività intellettive, che giocano un ruolo fondamentale per la crescita personale di un individuo”.

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Attraverso iniziative di inclusione sociale come questa, conclude la consigliera, “i ragazzi con disabilità hanno la possibilità di vivere un’esperienza unica in termini di cultura, socialità, crescita e sviluppo verso l’età adulta”.

 

(1 dicembre 2021)

©gaiaitalia.com 2021 – diritti riservati, riproduzione vietata

 




 

 

 

 

 

 

 



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