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Sulle coppie omogenitoriali e i loro figli sbaglia il PD e ha sbagliato Pizzarotti

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di Paolo M. Minciotti #LGBTI twitter@parmanotizie #Omogenitorialità

 

E’ così diffusa in questo paese l’abitudine di puntare il dito che si perde in questa inutile occupazione gran parte del tempo che si dice di dedicare alla politica per le persone, anche quando si appartiene ad un partito come il PD che, suo malgrado, è riuscito anche ad avere posizioni che si pongono all’avanguardia rispetto al pensiero medievale che alberga le menti dei compagni timidi del PD [cit.] di Parma e delle fughe in avanti, inopportune, di Pizzarotti. Riteniamo che quattro chiacchiere con Monica Cirinnà farebbero bene, avendola a disposizione.

Il punto è che, al di là delle polemiche personali, al di là dell’inconsistenza nei fatti delle otto (otto!) associazioni LGBTI (qrstuvz…) della città che è rimasta al Ducato e da lì non esce, che si sono costituite per il gusto di costituirsi e da lì non si sono più mosse nonostante le buona volontà dell’assessora Paci, il dibattito sui figli delle coppie omogenitoriali si fa sempre troppo idelogico e fa dimenticare che sulla questione dell’omogenitorialità esiste un sistema giuridico che in Italia non la permette e piaccia o no, – non sto scrivendo che mi piace – se c’è una sentenza i tribunali devono adeguarsi. Starebbe a chi agisce procontro la questione ricordarsi che pur trattandosi di questioni giuridiche dietro i nomi e i cognomi sulle carte bollate, ci sono donne che amano i loro bambini, uomini che amano i loro bambini, e soprattutto ci sono bambini che hanno bisogno di serenità.

Tocca specificare, questi sono tempi di menti semplici, che nessuno qui sta scrivendo di una presunta superiorità della coppie formate da una donna ed un uomo, o da una coppia formata da due persone dello stesso sesso, ma ho sempre avuto la sgradevole sensazione che, in mancanza di una legislazione chiara, si sia forzata la mano senza considerare le possibili sofferenze di tutto un nucleo famigliare, con un potere politico che troppo spesso interferisce a vanvera con le decisioni dei Tribunali, pur se non direttamente, e che la necessaria prudenza nel riconoscere questi bambini sia andata a farsi benedire.
E per il momento alcune sentenze della Cassazione non sono sufficienti. Nessuno poi sembra prendere in considerazione il fatto che i bambini possano anche arrivare in una ortodossa coppia eterosessuale che si separa, e poi la vita prende altre vie.

Così la dichiarazione del Sindaco Pizzarotti: “Tre coppie omogenitoriali di mamme, che con amore ogni giorno svolgono il ruolo difficile e bello di genitore per i loro figli, non si sono viste riconoscere dal Tribunale di Parma quel diritto a essere genitori. Famiglie arcobaleno che dovranno combattere quotidianamente per un diritto che poi, un giorno, forse verrà riconosciuto. Io continuerò a essere al loro fianco. Mi aspettavo gli attacchi dalla Lega, arrivati. Mi aspettavo gli attacchi da Fratelli d’Italia, arrivati anche quelli” rimane, per quanto ne condividiamo il senso, una proclamazione d’intenti per il momento senza nessun valore giuridico, anche se dal forte impatto politico e sociale.

Dal canto suo la coordinatrice di ReteDem Parma aveva già espresso tutta la sua “preoccupazione sul procedimento legale in atto. La scelta del sindaco, di forte impatto mediatico, non era infatti supportata dalla normativa nazionale ed esponeva le famiglie, inevitabilmente, a una battaglia di tipo legale” e del resto come poteva non essere “preoccupata” la la coordinatrice di ReteDem Parma, essendo l’unica arma politica del PD cittadino, la “preoccupazione” tale da giustificare l’immobilismo e l’eccessiva marmorea prudenza?

Ma è difficile darle torto quando dice che bisogna sempre cercare di “tutelare al massimo i soggetti coinvolti. A maggior ragione quando si tratta di minori. Dispiace ancora di più vedere come il sindaco abbia deciso di limitare la sua azione a un commento a mezzo social: nonostante la decisione presa infatti con il riconoscimento, il primo cittadino non si è costituito né ha presenziato all’udienza per rappresentare al Tribunale la posizione assunta”. Ma mi è difficile darle ragione quando Caterina Bonetti, consigliera comunale del Pd di Parma, si accoda alle posizioni baciapiliste di gran parte del suo partito su questa delicatissima questione scegliendo, invece di proporre soluzioni politiche, l’attacco al Sindaco Pizzarotti che, nel caso le cose siano andate proprio come dice lei, si è attaccato da solo.

E l’associazionismo LGBTI cittadino cui il Covid-19 ha risparmiato la figuraccia di un Parma Pride 2020 semideserto? Non pervenuto.

Insomma, per dirla con Marco Maria Freddi che ha scritto sulla questione un pezzo condivisibile, e con tutto il rispetto per posizioni che non esprimono nessun rispetto, quella di Bonetti ci sembra una polemica sterile e non funzionale all’obiettivo, che dovrebbe davvero essere comune, senza lezioncine che il sempre troppo timido PD di Parma non ha proprio i mezzi per impartire essendosi dimenticato per decenni che per amare qualcuno, per formare una famiglia, basta amarsi e davvero non ci sarebbe stato bisogno di aspettare più di tre lustri per avere una legge sulle Unioni Civili che discrimina proprio i bambini delle coppie omogenitoriali non per colpa di renzi, ma per l’asse Teo-Dem, Alfano e M5S.

Una storia che Bonetti conosce almeno quanto noi.

 

 

(20 luglio 2020)

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